DATI

Ingressi ai musei, Ravenna trascina la crescita in regione

In Italia superati i 50 milioni di visitatori, in Emilia Romagna aumentano del 2,84 per cento

08/01/2018 - 15:34

Ingressi ai musei, Ravenna trascina la crescita in regione

RAVENNA. La cultura paga e Ravenna trascina la crescita dei visitatori di musei, monumenti ed aree archeologiche in Emilia Romagna. «I dati definitivi del 2017 segnano il nuovo record per i musei italiani: superata la soglia dei 50 milioni di visitatori e incassi che sfiorano i 200 milioni di euro, con un incremento rispetto al 2016 di circa 5 milioni di visitatori e di 20 milioni di euro». Così il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini ha presentato i dati dell’Ufficio statistica del Mibact sui risultati dei musei statali nel 2017.

Numeri che premiano l’iniziativa “Domenica al museo” che a Ravenna permette di visitare gratuitamente, ogni prima domenica del mese, la Basilica di Sant’Apollinare in Classe, il Battistero degli Ariani, il Mausoleo di Teodorico, il Museo Nazionale della città e l’antico porto di Classe.

La performance dell’Emilia Romagna rispetto alle altre regioni italiane non è eclatante, un incremento di visitatori tra il 2016 e il 2017 del 2,84 per cento (da 1.028.124 a 1.057.365) che era stato del 2,68 per cento l’anno precedente, visto che sul podio delle regioni con il maggior numero di visitatori c’è il Lazio (23.047.225), la Campania (8.782.715), la Toscana (7.042.018); i tassi di crescita dei visitatori più elevati sono stati registrati in Liguria (+26%), Puglia (+19,5%) e Friuli Venezia Giulia (15,4%).

Ravenna prima in regione

Ma Ravenna resta comunque la prima provincia della regione per numero di visitatori e introiti, con un ottimo risultato per gli accessi gratuiti che, nel 2016, sono stati 87.990; 394.303 invece i visitatori totali a musei, monumenti ed aree archeologiche, con introiti per più di 631mila euro. Notevole il distacco da Parma, seconda in regione secondo l’Ufficio statistica del ministero dei Beni culturali, con 229.874 visitatori, seguita da Ferrara con 159.018, mentre tutte le altre province sono sotto i centomila ingressi.

Purtroppo però nessun sito culturale emiliano romagnolo è nella top 30 dei musei italiani, guidata ormai da anni dal Colosseo con oltre 7 milioni di visitatori), seguito da Pompei (3,4 milioni di visitatori), gli Uffizi (2,2 milioni di visitatori), la Galleria dell’Accademia di Firenze (1,6 milioni di visitatori) e Castel Sant’Angelo (1,1 milioni di visitatori). Nella classifica i tassi di crescita più sostenuti sono stati registrati da Palazzo Pitti (+23%) e da quattro siti campani: la Reggia di Caserta (+23%), Ercolano (+17%), il Museo archeologico di Napoli (+16%) e Paestum (+15%). A seguire i Musei reali di Torino (+15%) e il Castello di Miramare di Trieste (+14%). Importante infine segnalare la significativa crescita in classifica della Pinacoteca di Brera (+7 posizioni), di Palazzo Pitti (+5 posizioni) dei Musei reali di Torino (+4 posizioni) e l’ingresso in classifica, per la prima volta, di Villa Adriana a Tivoli e del Museo di Capodimonte a Napoli.

Riforma dei musei

«Il bilancio della riforma dei musei – prosegue Franceschini – è davvero eccezionale: dai 38 milioni del 2013 ai 50 milioni del 2017, i visitatori sono aumentati in quattro anni di circa 12 milioni (+31%) e gli incassi di circa 70 milioni di euro (+53%). Risorse preziose che contribuiscono alla tutela del nostro patrimonio e che tornano regolarmente nelle casse dei musei attraverso un sistema che premia le migliori gestioni e garantisce le piccole realtà con un fondo di perequazione nazionale. I musei e i siti archeologici italiani stanno vivendo un momento di rinnovata vitalità e al successo dei visitatori e degli incassi corrisponde una nuova centralità nella vita culturale nazionale, e un ritrovato legame con le scuole e con i territori. Per il quarto anno consecutivo l’Italia viaggia in controtendenza rispetto al resto d’Europa con tassi di crescita a due cifre».

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