Martedì 24 Ottobre 2017 | 04:09

IMPRESA A PIEDI

Da Londra a Gerusalemme in 120 giorni

Elia Tazzari: «I primi 16 giorni fino a Reims ho camminato da solo. Ho dormito ovunque: dagli alberghi ai monasteri. In Puglia in pieno agosto una fatica infernale»

Da Londra a Gerusalemme in 120 giorni

RAVENNA. Elia Tazzari. Ravennate. 26 anni e 2.600 km da raccontare.

Elia, da dove si comincia a raccontare un’avventura del genere?...

«Dal 2016, quando ho proposto a Giovanni Trabalza di Trail Romagna di supportarmi per un viaggio lungo la via Francigena, da Canterbury a Roma. Poi ho modificato i piani e puntato su un percorso più ambizioso da Londra a Gerusalemme: ci ho messo tre mesi per organizzarlo, da gennaio ad aprile ho lavorato sulla logistica».

Perché proprio quel percorso?

«Sapevo che è una strada carica di rimandi storici e di tracce del passato. Un motivo essenzialmente estetico, nulla di religioso».

Come si è articolata l'avventura?

«Sono arrivato a Londra in aereo. Da lì è iniziato il viaggio, sempre a piedi tranne che per i tratti di mare. I primi 16 giorni li ho fatti in solitaria, fino a Reims. Poi è stata una lunga ininterrotta staffetta fino a Gerusalemme. Tutte le tappe le avevo pianificate prima di partire, con alcune modifica in corsa a causa di qualche imprevisto».

Dove hai dormito?

«In ogni struttura possibile e immaginabile, meglio se economica. Alberghi, b&b, case private, monasteri, canoniche, kibbutz: un po' di tutto. All'estero mi sono dovuto appoggiare alle strutture commerciali tradizionali; in Italia, se ti adatti è più semplice. Nel bene e nel male, ho ampliato le mie conoscenze di alloggio».

Quali luoghi ti sono rimasti più scolpiti nella mente?

«Innanzitutto la desolazione funebre della Francia del Nord-Est, là dove passava la vecchia linea del fronte durante la guerra. Quattro regioni, dal Pas-de-Calais alla Franche Comté, dove per giorni non ho incrociato anima viva. Le Alpi, maestose, sono state un punto cruciale. Poi il valico dei monti Dauni fra Benevento e Foggia, una zona poco conosciuta ma molto suggestiva. Da ultimo il paesaggio pugliese: sublime e feroce. Temperature terribili in piena estate e una desertificazione unica: una menzione particolare va a chi ha avuto l'ardire di accompagnarmi in quel tratto di strada».

Come sei arrivato a Gerusalemme?

«Da Santa Maria di Leuca sono tornato a Roma in treno, quindi in volo fino a Tel Aviv. Una cesura che ha spezzato il viaggio, ma oggi per raggiungere in sicurezza Israele, c'è solo l'aereo. Da Tel Aviv poi ho camminato altri quattro giorni fino a Gerusalemme».

Quante persone ti hanno accompagnato?

«Ho avuto 31 compagni di viaggio, la maggior parte della provincia di Ravenna. Mi hanno appositamente raggiunto e seguito con una sorta di staffetta, specie in Italia: c'è chi è rimasto con me quasi un mese, chi un solo giorno».

Quante persone hai conosciuto?

«In verità ho fatto più attenzione a chi mi camminava a fianco, il mondo esterno l'ho messo in secondo piano. Mi restano nel cuore i compagni di cammino, la loro forza e fragilità. Durante il percorso poi mi sono fidanzato con una ragazza svizzera, di Lugano, che mi ha accompagnato per circa un mese. Si è unita a me a Losanna ed è arrivata fino a Brindisi: questo ha dato al viaggio tutta un'altra sfumatura».

E il cibo?

«In Francia spesso ho saltato i pasti. Paesini blindati, niente negozi: ho trovato solo cimiteri aperti e a volte mi sono fermato lì a consumare qualche cosa. In un'occasione sono rimasto per 24 ore senza mangiare: non ho trovato nulla e non avevo cibo con me. Però dovevo organizzarmi meglio, da lì ho imparato a tenere sempre qualche scorta per le emergenze. In Italia per mangiare è stato molto più semplice. Ho sfruttato la via Francigena dal passo San Bernardo fino a Roma: un percorso piuttosto economico dove si può dormire massimo con 10 euro ma anche a offerta libera. Ci sono conventi, ostelli, hotel convenzionati che applicano prezzi di favore per chi cammina. Appetibili per i pellegrini e alla portata di tutte le tasche».

Quanto “materiale” è costata l'impresa?

«Ho esaurito quattro paia di scarpe».

Spesa totale?

«In 120 giorni ho speso circa 5mila euro».

Nuova impresa in vista?

«Non ora, se ne parlerà fra un paio di anni. Adesso sto lavorando a un libro che racconterà questa avventura. Poi mi dedicherò a qualche camminata breve in Italia. Nel 2019 però ho intenzione di rimettermi in marcia. Ho due idee: la via Romea germanica da Stade a Roma, oppure il Sentiero Europa E1 da Capo Nord a Capo Passero in Sicilia, senza dubbio più impegnativo».

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