Domenica 25 Settembre 2016 | 21:06

SANGUE E DOLORE SULL'ADRIATICA

Schianto in auto, muore ex dirigente del Ravenna

Il 44enne Marco Animobono perde la vita in un frontale avvenuto lungo l'Adriatica

 Schianto in auto, muore ex dirigente del Ravenna

RAVENNA. Marco Animobono, 44enne ex vicepresidente del Ravenna calcio, è deceduto nel pomeriggio di ieri in seguito ad un violentissimo scontro frontale avvenuto lungo l’Adriatica all’altezza dell’incrocio con via della Sacca, a pochi metri dallo svincolo per Classe in direzione nord. Ferite anche le due persone che si trovavano in auto con lui (il più grave è l’uomo che si trovava al volante) così come la conducente dell’altra vettura. Per cause al vaglio del personale della polizia stradale intervenuto sul posto per i rilievi, la station wagon su cui viaggiava l’imprenditore (seduto nel sedile passeggero anteriore) si è scontrata frontalmente con una Fiat Bravo, guidata da una ragazza, che nell’impatto è finita nel fossato. In seguito all’incidente, avvenuto attorno alle 17.30, la statale è stata temporaneamente chiusa al traffico per consentire al 118 di soccorrere i feriti (tutti portati all’ospedale di Ravenna, uno d’urgenza gli altri due con lesioni di media gravità) e permettere ai vigili del fuoco di estrarre dall’abitacolo il corpo senza vita del 43enne.

La notizia della morte di Animobono - che lascia una figlia ventenne che lavora nella tabaccheria a lui intestata - ha iniziato a spargersi in fretta, soprattutto negli ambienti sportivi. Per quegli strani incroci del destino, le sue vicende professionali sembrano aver seguito quelle calcistiche. Nato a Faenza il 27 settembre del 1970, Animobono bruciò le tappe nel campo del settore metalmeccanico. La svolta nel 2002 quando, dopo le precedenti esperienze lavorative, decise di mettersi in proprio con la Gestimm. La società in poco tempo passò da 20 a oltre 120 dipendenti con un fatturato vicino ai 9milioni di euro, gli stessi anni in cui il Ravenna passò dalle ceneri del primo fallimento alla rinascita. Entrato nella dirigenza giallorossa nel 2006 con una quota del 20%, il suo ingresso coincise con l’entusiasmante cavalcata dei leoni in serie B. Erano gli anni di Gianni Fabbri, di Ido Werther Casalboni, di Giorgio Buffone e Dino Pagliari, ma dopo la retrocessione dalla seria cadetta il suo coinvolgimento divenne via via più marginale, coincidente con i momenti più cupi sia per il Ravenna (con l’ingresso di Sergio Aletti) che per gli affari personali. La situazione della Gestimm si fece infatti sempre più critica, con l’avvio della cassa integrazione straordinaria e l’apertura della procedura fallimentare nel dicembre scorso (il 14 marzo prossimo è in programma l’udienza per l’esame dello stato passivo), mentre gli strascichi del tracollo della società giallorossa ebbero come effetto l’inibizione per diciotto mesi sancita nel maggio scorso da parte della Commissione disciplinare.

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