Mercoledì 23 Agosto 2017 | 23:23

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UN GIORNO DI FOLLIA

«Prima di assaltare la caserma siamo andati a confessarci in chiesa»

Nuovi dettagli sul folle "attacco" ai carabinieri, il giudice ha disposto i domiciliari in psichiatria per il 47enne

«Prima di assaltare la caserma siamo andati a confessarci in chiesa»

RAVENNA. «Prima di partire per Ravenna ci eravamo andati a confessare in una chiesa di Pordenone. Se fossimo morti a causa di quella bomba almeno con i sacramenti eravamo a posto».

Spuntano altri dettagli attorno al folle assalto messo in atto sabato scorso dal 47enne Natale Lucido e, in veste di passeggero passivo, dal padre 76enne Antonio. Dettagli che non fanno altro che confermare l’instabilità mentale del più giovane dei due, per il quale ieri il gip Antonella Guidomei ha disposto gli arresti domiciliari nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Ravenna. Mentre per il padre il giudice ha disposto la liberazione, considerandolo in sostanza “vittima” del figlio. Posizione che era stata sottolineata nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto anche dal legale dei due, l’avvocato Luigi Berardi. Natale e Antonio, stando a quanto ormai ricostruito nei dettagli dai carabinieri, erano partiti sabato da Pordenone diretti a Palermo. Città della quale sono entrambi originari. Per arrivare in Sicilia avrebbero però preso un traghetto a Genova. A ispirare quel viaggio erano state alcuni “voci” che il 47enne aveva ricominciato a sentire da alcuni giorni dopo aver interrotto una cura psichiatrica cominciata mesi fa a Pordenone. In sostanza Natale era seriamente convinto di essere spiato e di rischiare la vita. Anche per questo aveva avvisato telefonicamente la zia di Punta Marina del fatto che sarebbero tornati a Palermo. Dopo la confessione in chiesa i due erano partiti verso Genova, ma a Bologna il 47enne alla guida aveva deviato il suo viaggio verso Ravenna. Il padre aveva chiesto spiegazioni, ma gli era stato detto di tacere «Perché ci stanno ascoltando».

Il figlio era talmente convinto di correre quei rischi e di avere anche una bomba a bordo, da costringere il padre a gettare il suo cellulare in un bidone lungo il viaggio. Arrivati a Ravenna, Natale aveva deciso di raggiungere la questura per farsi arrestare. «Ho un amico poliziotto» ha poi detto agli inquirenti. Ma tra le rotonde di Ravenna finisce per perdersi, fino a quando, all’improvviso, vede l’insegna dei carabinieri. Così sterza di scatto e proprio mentre esce una pattuglia sfonda la sbarra e corre fuori dall’auto urlando nel piazzale “C’ho una bomba!». Per fortuna davanti a loro trovano carabinieri che reagiscono con freddezza e non estraggono le armi. Poco dopo verranno arrestati e sarà necessario l’intervento degli artificieri per dichiarare il cessato allarme. Il bilancio finale è di pochi danni, nessun ferito e mezza città blindata. Solo tanta paura e un procedimento penale inevitabilmente destinato al non luogo a procedere per incapacità di intendere e di volere.

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