ERBA DI STATO

«Fatemi usare la cannabis terapeutica»

«Ho 79 anni, non voglio più avere male». L'appello di Maria Giulia Abbondanza costretta in casa da una patologia cronica che ne ha ridotto la mobilità

di CHIARA BISSI

15/01/2017 - 13:27

«Fatemi usare la cannabis terapeutica»

RAVENNA. Ha quasi ottant’anni ma non le importa: soffre e vuole usare la cannabis come terapia. Maria Giulia Abbondanza è nata nel cuore della città, in via Luca Longhi, ma da tredici anni della sua amata città vede assai poco: la sua vita infatti ha preso i confini dell’appartamento che divide con il marito, a pochi passi da piazza Kennedy. Una lunga vicenda sanitaria la tiene di fatto chiusa in casa a combattere la battaglia quotidiana contro un dolore cronico che non la abbandona mai. E a 79 anni, dopo sei interventi, 30 medici specialisti consultati e 13 farmaci da assumere giornalmente con scarso sollievo ora chiede di poter provare quell’“erba” che ora si vende anche in farmacia.

«Ditemi cosa devo fare, nessuno sa darmi spiegazioni. Voglio solo seguire le procedure. Ho due cugine a Firenze che la assumono con la ricetta del medico di base. Qui non ricevo riscontri, il mio farmacista mi dice che può darmela con la ricetta, ma i medici interpellati non hanno informazioni. Eppure ho letto sulla stampa in più occasioni che la somministrazione è possibile. So che non posso guarire, vorrei solo sentire meno male. Dopo gli interventi in ospedale nei giorni successivi solo la somministrazione di morfina allontanava il dolore. Al rientro a casa la sofferenza ricominciava. Non voglio più andare da specialisti ho visto ortopedici, reumatologi, infettivologi, internisti, terapisti del dolore. Ora basta».

Una condizione cronica quella della signora Maria Giulia, complicata dalla mancanza di una diagnosi definitiva nonostante la tenacia e la determinazione sfoggiate ancor oggi che deve convivere con l’assunzione quotidiana di varie tipologie di antidolorifici e cortisone. Nel 2003 dopo anni di sofferenze decise di sottoporsi a un intervento per l’applicazione di una protesi al ginocchio destro per la degenerazione della cartilagine. Da allora però non solo il dolore non è diminuito ma anche la mobilità si è ridotta e i successivi interventi per una seconda protesi e per l’asportazione della rotula non hanno portato alcun giovamento. Maria Giulia con l’aumento di peso si muove con difficoltà con le stampelle e in casa è aiutata in tutto da tre badanti che si alternano ogni giorno perché alto è il rischio di cadute come è già avvenuto in passato.

«Se non avessi la mia rete familiare, mio marito e le due figlie, e le mie amiche che non mi hanno mai abbandonato non sarei qui. Riesco a uscire solo per le visite mediche quando strettamente necessario. Certo in questi anni sono diventata una forte lettrice, mio marito mi compra di tutto e ho anche cominciato a rileggere alcuni volumi, si figuri che ho letto due volte La montagna incantata e i Buddenbrook di Thomas Mann. Ma vorrei avere qualche ora di tregua, so che in questi anni in città ci sono state tante iniziative e manifestazioni culturali e poi vorrei tanto fare un giro in via Cavour».

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