Venerdì 09 Dicembre 2016 | 04:48

CERVIA

L'Università studia i crostacei delle saline

Ricerca sull'artemia, cibo prediletto dai fenicotteri rosa, al quale devono il colore

 L'Università studia i crostacei delle saline

CERVIA. L’Università di Bologna condurrà una ricerca sulla artemia salina, il cibo prediletto dei fenicotteri rosa. E’ stato infatti chiesto il nulla osta al Parco del Delta del Po, area nella quale sono situati i bacini salanti, per accedervi e prelevare il crostaceo. Ma solo in piccoli quantitativi, con l’obiettivo di dare vita a un nuovo progetto sperimentale riguardante lo “svezzamento larvale del polpo comune”.

Il fine è appunto quello di riprodurre artificialmente questo gamberetto, di cui appunto va ghiotta la “nuvola rosa”, nella cui corazza vanno ad accumularsi i pigmenti di una particolare alga. I fenicotteri ne prendono il colore dopo avere ingerito quella che per loro è una vera e propria leccornia, tanto da restarsene per ore con la testa completamente immersa nell’acqua, nel tentativo di catturarla. Grazie al becco riescono nell’impresa, variando la pigmentazione della livrea a seconda del cibo ingerito. Ma se viene meno questa alimentazione, riprendono il colore normale diventando gradualmente bianchi.

La artemia, dal canto suo, schiude le uova solo in presenza dell’acqua. E proprio grazie a questa corazza riesce a proliferare in ambienti ostili come quelli della salina. I naupilii, cioè le sue larve, sono ricchi di acidi grassi e aminoacidi essenziali, appetibili dai piccoli di molte specie di pesci.

I prelievi nella salina di Cervia da parte della Università avverranno comunque una o due volte la settimana, per un periodo di 6 settimane. Ogni volta sarà necessario prendere circa 2 litri di acqua, ma senza incidere negativamente sugli habitat, oltre che sulle specie animali e vegetali di interesse comunitario presenti nel sito.

A tale riguardo, dovranno essere adottate “tutte le misure necessarie al fine di minimizzare il rischio di trasmissioni di agenti patogeni”. Inoltre, all’interno della aree naturali “si dovrà accedere unicamente a piedi”. Il Parco chiede poi la trasmissione dei dati concernenti questi studi, entro sei mesi dal termine delle attività.

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