Venerdì 09 Dicembre 2016 | 10:34

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PETROLCHIMICO

Amianto, sei condanne

Ma nessun colpevole per quei quaranta morti

Amianto, sei condanne

RAVENNA. Non c’è un legame certo tra quelle 40 morti al petrolchimico e l’amianto. La verità processuale, almeno quella scritta fino adesso, da ieri ci dice questo.

Un dato che lascia senza parole i parenti delle vittime che, poco prima delle 13, ascoltano il giudice monocratico Milena Zavatti leggere la sentenza più attesa dopo quasi tre ore di camera di consiglio. Una sentenza che condanna sei manager della galassia Eni - Anic - Enichem a 8 mesi di reclusione con la condizionale.

Condannati allora? Sì, certo. Ma solo per le lesioni colpose (per la precisione un’ asbestosi polmonare) e unicamente per i danni causati a uno solo degli oltre 70 operai morti o ammalatisi in questi anni.

Per altri 14 casi di malattie su altrettanti operai è invece intervenuta la prescrizione.

E le morti ? Per quelle, in tutto una quarantina, è arrivata invece l’assoluzione con la formula del “fatto non sussiste”. Il giudice ha chiesto tre mesi di tempo per scrivere le motivazioni della sentenza e solo allora sarà possibile conoscere il percorso logico giuridico di una sentenza sicuramente storica, seppur nel senso peggiore per i parenti delle vittime, usciti dall’aula visibilmente delusi.

Si chiude così - almeno in primo grado - un processo durato ben due anni e sei mesi. Atto finale di un’inchiesta avviata nel 2009, “ereditata” sia dall’attuale procuratore capo Alessandro Mancini che dal pm Monica Gargiulo. Il pubblico ministero aveva chiesto ben 113 anni di reclusione per 15 dei 17 imputati, oltre ai 30 milioni di euro di risarcimento nel corso della sua requisitoria. Anche su quel fronte il giudice ha disposto che il risarcimento venga definito eventualmente in sede civile e non ha disposto provvisionali.

L’indagine aveva preso in esame i casi di 75 operai.

Si trattava solo di lavoratori non fumatori che avevano speso l’intera carriera lavorativa tra Anic ed Enichem e successivamente si erano ammalati delle quattro patologie considerate “monofattoriali”, cioè causate esclusivamente dall’amianto: asbestosi appunto, poi mesotelioma polmonare, carcinoma polmonare e placche pleuriche.

La rosa degli indagati era stata ristretta da 56 nomi iniziali (tra cui anche Enrico Mattei) a 25 richieste di rinvio a giudizio. A processo ne erano arrivati 21, quattro di loro (tutti ex manager in pensione) erano però deceduti in attesa della sentenza.

In tutto le parti offese erano invece 177, una quarantina le costituzioni di parte civile: tra cui Legambiente, associazioni di vittime dell’amianto e i sindacati. Il processo era cominciato il 25 giugno del 2014. Da quel giorno sono state tante e drammatiche le testimonianze dei lavoratori che hanno raccontato di aver operato per anni a contatto con le fibre killer di Eternit. Alcuni di loro, già gravemente malati, non hanno nemmeno fatto in tempo ad ascoltare la sentenza di ieri.

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