Venerdì 09 Dicembre 2016 | 12:30

Più letti oggi

 

FAENZA, L'EX SINDACO BOSCHERINI

Ospedale, «serve uno scatto d'orgoglio»

«Siamo la terza città non capoluogo più grande della regione dopo Imola e Carpi» «Lì nessuno taglia i servizi; Sassuolo è più piccola e ha una Pediatria con primario proprio»

Ospedale, «serve uno scatto d'orgoglio»

FAENZA. L’ospedale di Faenza è sempre nel mirino per via delle penalizzazioni che potrebbe subire nel riordino della rete ospedaliera della Romagna. Non sono bastati i chiarimenti portati da Marcello Tonini, direttore generale dell’Ausl Romagna, durante la recente assemblea dei Consigli comunali dell’Unione della Romagna Faentina. La parola fine non esiste ancora. Pare invece in atto una negoziazione all’ultimo sangue. «Questo traspare. Mi auguro che Faenza possa ancora far valere la sua rilevanza in Regione, e pretendere quei servizi che altre realtà simili o più piccole conservano, mentre qui è sempre tutto in discussione». Con questa “overture”, si inserisce nel dibattito l’ex sindaco Giorgio Boscherini: «La mia non è una polemica - dice -: è un contributo, in virtù dell’esperienza amministrativa e della conoscenza della sanità pubblica».

Per Boscherini «la città ha tutti i numeri per rivendicare un ospedale degno di un bacino molto vasto e particolare che, a rigor di logica, e non di interessi, deve essere tenuto in considerazione. Sulla sanità non si scherza, gli interessi andrebbero lasciati da parte».

A cosa si riferisce?

«Si parla di Ausl Romagna, ma la sanità è regionale, perciò è in tale ambito che bisogna ragionare, perché i cittadini di Faenza non sono diversi da quelli del Modenese, dell’Emilia, di Imola».

Cosa non torna?

«Non torna la differenza di trattamento. Mi spiego: siamo piccoli in Romagna, ma siamo grandi in regione. Se si escludono le città capoluogo di provincia (o ex che siano) tutte con ospedali importanti, e tutte con oltre 100mila abitanti (solo Cesena ne ha meno: 96.716), ci sono solo altre tre realtà con una popolazione compresa tra i 50 e i 100mila: sono (Carpi 70.726), Imola (69.705) e Faenza (58.549). Ebbene, di queste tre solo Faenza ha visto penalizzato il suo ospedale; al contrario addirittura Sassuolo - che di abitanti ne ha solo 40.873 ha conservato un ‘signor’ ospedale, che si trova a soli 8 chilometri da quello di Modena. A Sassuolo vi sono otto unità operative in area medica; dieci in area chirurgica; due in area materna infantile con una pediatria dotata di primario esclusivo e un’équipe di otto medici. Ci sono paesi nell’Appennino emiliano che hanno ospedali funzionanti, mentre noi li abbiamo chiusi trent’anni fa».

Quindi quale deduzione ne trae?

«Che Faenza è come Carpi, Imola, Sassuolo. Credo che in una trattativa questo debba essere fatto pesare in nome dell’uguaglianza dei diritti di tutti gli emiliano-romagnoli».

Secondo lei perché Faenza sarebbe penalizzata?

«Per vari motivi. Il potere dei politici ha privilegiato altre zone. Faenza è in provincia di Ravenna, che è decentrata rispetto alla sua estensione; per mantenere un alto livello nel suo ospedale, si è dovuto tagliare a Faenza che però è centrale, quindi più raggiungibile da ogni parte. Adesso comunque Ravenna perderà anche lei nella riorganizzazione, perché è decentrata, rispetto a Cesena».

Proprio Cesena infatti pare essere la più tutelata.

«Beh è qui che sorgerà il nuovo Bufalini, affare da qualche centinaia di milioni di euro, non si potrà lasciarlo vuoto, da qualche altra parte bisognerà pure tagliare, non certo dall’Emilia che è lontana, ma dalla stessa Romagna».

In uno scenario simile allora cosa propone per ridare dignità e servizi a Faenza?

«Il suggerimento è quello di restare tutti uniti sulla base del documento approvato all’unanimità dal consiglio comunale, con organici sufficienti a dare risposte adeguate come succede nei comuni enunciati. Vorrei che si diventasse protagonisti delle scelte, mettendo sul tavolo i numeri di cui siamo detentori. Da questi si evince la disparità di trattamento. Chi non capisce è lampante che ha interessi di altro tipo e dovrà assumersene la responsabilità. Bisogna considerare anche le comunicazioni: il fatto di avere un nodo ferroviario in cui convergono cinque linee e un traffico di passaggio notevole. Così l’autostrada. Inoltre Faenza fornisce un servizio in service a paesi di altre regioni e altre province. Non credo che Sassuolo, Carpi e Imola abbiano più motivi di noi».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Corriere di Romagna

Caratteri rimanenti: 1000