Martedì 06 Dicembre 2016 | 06:46

AUTOPSIA

Giulia uccisa da una decina di bastonate

A caccia del dna dell'assassino su unghie e pelle

Giulia uccisa da una decina di bastonate

RAVENNA. Orario esatto del decesso (al momento collocato nella mattinata di venerdì scorso), compatibilità delle lesioni e delle fratture riscontate sul cadavere con il bastone sequestrato nella villetta dell’orrore. E ancora, conferme in merito a eventuali segni di violenza sessuale sulla vittima (ipotesi presa in considerazione alla luce della posizione del corpo e dell’assenza dei vestiti ad eccezione del reggiseno ancora allacciato) e presenza o meno di tessuti del suo assassino sotto le unghie della donna che possano suffragare l’ipotesi che Giulia Ballestri si sia difesa prima di essere barbaramente uccisa dall’omicida, che per gli inquirenti sarebbe il marito Matteo Cagnoni da cui si stava separando.

Quesiti - ritenuti determinanti da chi indaga sul caso - che potranno trovare una risposta dall’autopsia eseguita nel pomeriggio di ieri alla presenza del perito incaricato dalla Procura, il professor Franco Tagliaro e dei consulenti di parte nominati dalla difesa dell’indagato (la dottoressa Elia Del Borrello) e dai familiari della vittima assistiti dall’avvocato Giovanni Scudellari che hanno invece indicato l’anatomopatologo Roberto Nannini.

Ma in attesa delle risultanze, i cui esiti saranno resi noti entro 60 giorni, l’esame, durato oltre cinque ore, ha comunque fornito le prime certezze: ovvero che il decesso della 39enne è avvenuto in conseguenza dei colpi ricevuti, una decina dei quali - come riferito nei giorni scorsi su queste colonne - ritenuti quelli letali. Botte inferte con violenza al capo ma anche a mani e braccia che avallano, insieme all’impronta di piede intrisa di sangue e polvere trovata sul pavimento, la teoria del tentativo di difesa e di fuga della vittima durante l’aggressione.

Un accertamento - a cui ne seguirà un altro oggi a Firenze finalizzato ad appurare la presenza di lesioni cutanee o cicatrici addosso al dermatologo 51enne attualmente in carcere con l’accusa di omicidio pluriaggravato, violenza e occultamento di cadavere - oggetto di un confronto piuttosto teso in sede di conferimento dell’incarico.

Il legale di Cagnoni, l’avvocato Giovanni Trombini, ha infatti formulato riserva di incidente probatorio chiedendo di non procedere all’esame eccependo una serie di aspetti procedurali e valutando più opportuna che la nomina del perito venisse indicata dal gip; richiesta non accolta dal sostituto procuratore Cristina D’Aniello che, nonostante l’eccezione avanzata dalla difesa, ha disposto l’esecuzione dell’autopsia - ritenuta dal magistrato «opportuna, necessaria e doverosa» - per evitare che un ritardo delle operazioni tecnico peritale potesse comprometterne l’esito. Vi sono infatti prelievi, come quello del potassio contenuto nell’umor vitreo in grado di stabilire l’orario della morte, che vanno eseguiti nel più breve tempo possibile così come altri riscontri che l’avanzare dei processi tanatologici rischia di alterare; valutazioni, queste, che hanno indotto il pubblico ministero ad autorizzare l’esame.

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