Giovedì 29 Settembre 2016 | 18:59

IL COLPO DI SCENA

«Non sono io l'assassino»

Matteo Cagnoni interrogato ieri in carcere a Firenze ha negato tutto professandosi innocente

«Non sono io l'assassino»

RAVENNA. «Sono innocente. Non ho ucciso Giulia e vorrei sapere anche io chi è l’assassino. Perché sono scappato? Ho avuto paura, perché mi sono ricordato di quando venni indagato nel 2011 e da allora sono rimasto come traumatizzato. Così sono fuggito».

Nessuna confessione. Nessuna ammissione. Anzi. Matteo Cagnoni nega tutto e si professa del tutto innocente ed estraneo al massacro della moglie 40enne Giulia Ballestri, il cui corpo senza vita è stato trovato domenica sera massacrato nella villa di famiglia del noto dermatologo ravennate. Cagnoni, arrestato poche ore dopo nella casa paterna di Firenze, ieri mattina ha risposto per circa quattro ore alle domande del gip nel carcere di Sollicciano. Il giudice ha convalidato il fermo e disposto una nuova ordinanza di custodia cautelare.

Ma chi pensava che le prove raccolte dalla polizia potessero portare Cagnoni a una rapida confessione per scongiurare il rischio di un ergastolo si sbagliava di grosso. Il “colpo di scena” giudiziario si consuma nella tarda mattinata di ieri, quando Cagnoni - assistito dal penalista bolognese Giovanni Trombini - accetta di rispondere alle domande del gip del tribunale di Firenze. E così il suo interrogatorio si trasforma una negazione totale e ostinata di ogni accusa nei suoi confronti. «Non so chi abbia ucciso Giulia - ha detto in sintesi il medico ravennate - Perché io non ero a Ravenna e non posso saperlo. Sono molto legato alla mia famiglia e per questo avevo deciso di passare il fine settimana a Firenze, a casa di mio padre. Sono venuto a sapere che Giulia era morta da suo fratello e sono rimasto scioccato. Non l’avevo cercata prima perché sapevo che era con il suo “amico”, ma in precedenza l’avevo chiamata solo che il telefono era staccato. Sapevo di loro due, della loro storia ed è vero che ho affrontato quell’uomo ad agosto. Quando la polizia mi ha chiamato durante le ricerche di Giulia gli ho detto proprio questo: che non ero preoccupato perché pensavo fosse con lui ed era a lui che forse bisognava chiedere dove fosse Giulia».

Ma Cagnoni all’arrivo della polizia nella villa paterna di Firenze invece di aprire la porta, apre la finestra e si butta giù cercando di scappare nel cuore della notte tra i campi. Perché scappare, se si ha la coscienza pulita? Anche a questo il medico - stando a quanto riferito dall’avvocato - ha dato una risposta: «Ero rimasto come traumatizzato dall’indagine del 2011 (quella in cui venne indagato e poi prosciolto per un presunto giro di mazzette ricevute da alcune case farmaceutiche ndr). Ho avuto paura, l’ammetto, e per questo sono scappato». Una fuga, tra l’altro, commessa lasciando i tre figli dentro casa. «Ma i miei figli non erano soli, c’erano i nonni». Poche ore più tardi, dopo aver tentato di nascondersi nella vegetazione della campagna fiorentina, Cagnoni è però ritornato verso casa, forse sperando che la polizia se ne fosse andata. E a quel punto è stato arrestato. Tra le accuse contro di lui, oltre all’omicidio aggravato e l’occultamento di cadavere, anche la violenza sessuale. Sarà l’autopsia - che verrà eseguita oggi dal medico legale veronese Franco Tagliaro - a chiarire se sia stata o meno commessa. Anche Cagnoni incaricherà un suo consulente di parte. Altro segnale che lascia presagire che non solo non ci sarà una confessione, ma che la battaglia legale è solo agli inizi. (c.d.)

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