Lunedì 26 Settembre 2016 | 02:14

MORTE A PASSOGATTO

Cantini, nuova condanna in appello: 23 anni per l'omicidio dell'ex moglie

Chiuso il processo "bis" dopo che la Cassazione aveva annullato una analoga sentenza del 2014

Cantini, nuova condanna in appello: 23 anni per l'omicidio dell'ex moglie

RAVENNA. Marco Cantini è stato condannato a 23 anni e sei mesi dalla Corte d’Appello di Bologna, davanti alla quale si è concluso ieri il processo di secondo grado “bis” dopo che la Corte di Cassazione aveva annullato (nel settembre scorso) un’analoga condanna di secondo grado emessa il 4 aprile del 2014.

Il 43enne di Lugo - che era stato invece assolto in primo grado dalla Corte di Assise di Ravenna - era accusato dell’omicidio della moglie cubana 24enne Yanexy Gonzalez Guevara.

Il suo corpo - come noto - venne ritrovato il 2 settembre del 2008 dentro un pozzo nelle campagne di Passogatto, frazione resa poi tristemente nota proprio da quel caso di cronaca.

La donna, dalla quale aveva avuto una figlia oggi di 10 anni, era sparita nel nulla da una decina di giorni. In un primo momento si pensò a un suicidio, ma due anni e mezzo dopo venne arrestato proprio Cantini, con il quale era in corso una separazione tutt’altro che serena. Per il 44enne (difeso dall’avvocato Giovanni Scudellari) il procuratore generale Gianluca Chiapponi aveva chiesto 28 anni di reclusione. La Corte - che depositerà le motivazioni della sentenza tra 90 giorni - ha assolto Cantini solo dall’accusa di occultamento di cadavere. Da qui la pena minore rispetto a quella invocata dalla procura generale.

Nel corso della sua lunga requisitoria di lunedì scorso il pg Chiapponi - alla luce delle nuove perizie disposte in secondo grado - aveva avanzato uno scenario alternativo: secondo l’accusa, infatti, Yanexy quella sera non venne strangolata, ma soffocata dalla stazza possente del marito che la strinse a sé in un impeto crescente di ira e risentimento che fu alla base di un delitto comunque non premeditato (e solo per questo non è stato chiesto l’ergastolo). Una dinamica che vedrebbe l’esile 23enne - che pesava appena 40 chili - soccombere al marito che, poco dopo, cercò di eliminare le tracce della sua presenza manomettendo l’impianto di videosorveglianza, cancellando con nuove immagini i 38 minuti in cui si sarebbe consumato il delitto. Il suo corpo venne poi gettato nel pozzo. Ora il caso tornerà per la seconda volta in Cassazione (davanti alla Quinta sezione, la stessa della “sentenza Sollecito”). Nel settembre scorso i giudici della Suprema Corte avevano annullato la precedente condanna chiedendo che venisse sciolto il “nodo” dei segni lasciati sul corpo della povera Yanexy. Erano compatibili con quelli di una donna strangolata e gettata in pozzo? E se no, quali segni avrebbe dovuto lasciare un assassino? Per l’avvocato Giovanni Scudellari quelle domande - nonostante il peso di una nuova condanna - non hanno ancora una risposta, perché questo processo ha fornito sì una nuova ricostruzione del delitto, ma avrebbe anche seminato “nuovi interrogativi” medico legali. Punti che saranno di nuovo messi in fila, uno per uno, in Cassazione. Ed è a quelli che sono aggrappate le speranze di Cantini.

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