Martedì 06 Dicembre 2016 | 22:47

L'INCHIESTA SUL PATTUME

Caos rifiuti, arrivano gli avvisi di garanzia

Quattro gli indagati. Sono già stati interrogati e si sono avvalsi della facoltà di non rispondere

Caos rifiuti, arrivano gli avvisi di garanzia

RAVENNA. Quattro avvisi di garanzia per il caos rifiuti. Sono stati notificati nei giorni scorsi all'amministratore delegato di Ambiente 2.0, il 46enne Francesco Maltoni e ad altri tre dirigenti: il direttore operativo Davide Bianchi...

RAVENNA. Quattro avvisi di garanzia per il caos rifiuti.

Sono stati notificati nei giorni scorsi all’amministratore delegato di Ambiente 2.0, il 46enne Francesco Maltoni e ad altri tre dirigenti: il direttore operativo Davide Bianchi (35 anni), il responsabile operativo di area Andrea Milo (52) e al responsabile operativo ad interim dell’area di Ravenna, il 30enne Andrea Aiello, arrivato da Rozzano a Ravenna nel cuore dell’emergenza.

Tutti e quattro - difesi dall’avvocato imperiese Giuliana Basso - sono stati interrogati nei giorni scorsi dai carabinieri del Reparto Operativo, ma si sono avvalsi della facoltà di non rispondere in attesa di valutare gli atti d’indagine. Sono accusati a vario titolo di “interruzione di pubblico servizio in concorso”, nello specifico l’aver provocato il blocco della raccolta dei rifiuti nel territorio provinciale dal 16 aprile scorso in poi, fino alla risoluzione del contratto con Hera del 13 maggio.

Dopo appena un mese si è dunque praticamente chiusa l’inchiesta lampo dei carabinieri del Reparto Operativo di Ravenna, diretta in prima persona dal procuratore capo Alessandro Mancini. Un’indagine che, in pochissime settimane, ha portato ad interrogare oltre una cinquantina di persone. Tra queste molti dipendenti o ex dipendenti del consorzio temporaneo di imprese che si era aggiudicato nel gennaio scorso la gara d’appalto per la raccolta dei rifiuti in provincia per i prossimi due anni. Quella commessa, da 40 milioni di euro, era stata ottenuta (come noto) grazie a un ribasso del 14,14 per cento che aveva lasciato al palo l’altro consorzio, quello che vedeva raggruppati la Ciclat Ambiente e altre due cooperative romagnole.

Secondo gli inquirenti però Ambiente 2.0 sapeva di non essere in grado di garantire quel servizio e, nonostante tutto, non si tirò indietro per non perdere quella commessa. Stando a una stima dei carabinieri - fatta valutando decine di testimonianze - Ambiente 2.0 per garantire una raccolta soddisfacente avrebbe dovuto avere almeno il doppio dei mezzi e 150 uomini in più. Ma così non fu e in pochi giorni a Ravenna, sul litorale e nella zona di Bagnacavallo e Faenza scoppiò il caos rifiuti.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Corriere di Romagna

Caratteri rimanenti: 1000