Giovedì 29 Settembre 2016 | 15:34

CAOS AL COMITATO PROVINCIALE

Il referendum "spacca" l'Anpi

I dissidenti contestano il presidente. Una minoranza esce dall'aula e chiede l'annullamento della votazione dell'ufficio di presidenza

Il referendum "spacca" l'Anpi

Il presidente provinciale dell'Anpi Ivano Artioli a una cerimonia ufficiale

RAVENNA. La riforma costituzionale spacca l'Anpi: caos al comitato provinciale di sabato scorso, quello che ha portato al rinnovo del mandato presidenziale a Ivano Artioli. Una minoranza esce dall'aula e adesso chiede l'annullamento della votazione...

RAVENNA. La riforma costituzionale spacca l’Anpi: caos al comitato provinciale di sabato scorso, quello che ha portato al rinnovo del mandato presidenziale a Ivano Artioli. Una minoranza esce dall’aula e adesso chiede l’annullamento della votazione dell’ufficio di presidenza: l’elezione di Artioli, scrivono i “dissidenti” guidati dal presidente dell’Anpi di Cervia, Giampietro Lippi, è «una forzatura», ottenuta senza la maggioranza dei voti. «Sarà difficile per lui sentirsi il presidente di tutti mentre è certa la spaccatura», scrivono i 19. Cerca la sintesi, invece, Artioli: quella votazione è legittima, ribatte. Quanto invece al “no” o al “sì” alla riforma costituzionale, «il cambiamento del sistema legislativo non comporterà trasformazioni così radicali da dividere l’Anpi», dice Artioli facendo intuire la sfumatura di distanza rispetto alla linea nazionale che invece si è schierata apertamente per il “no”, ma precisa che un delegato di fiducia della sua presidenza è comunque presente nei comitati per il “no”, e il dibattito, chiosa Artioli, è tutto ancora aperto.

La vicinanza o meno ai comitati promotori del referendum contro la riforma Boschi sta mettendo in crisi un po’ tutto il movimento e non solo a Ravenna. Qui, però, ad acuire le tensioni sarebbe stato il confronto tra “anime” dell’associazione, sabato scorso in comitato provinciale. Due, inizialmente, i candidati alla presidenza: proprio Lippi e Artioli. Ma il primo ha ritirato la sua disponibilità quando l’assise ha deciso di votare subito la presidenza senza rimandarla a tempi migliori. Ed è così che in 24 hanno abbandonato l’aula e che il presidente uscente è stato rinnovato nel suo incarico da 38 preferenze. Ma a colpire i “dissidenti” è l’elezione del comitato di presidenza. Per loro, una votazione «illegittima» fatta in assenza dei diretti interessati. Così non sarebbe, risponde Artioli, perché quei nomi sono stati prodotti dalla commissione incaricata ancora prima a tracciare la futura presidenza. «Quanto accaduto mi ha lasciato una grande sofferenza - chiosa Lippi -: mi auguro che queste cose ci facciano riflettere per ritrovare quell’unità che Anpi merita». E su questo è d’accordo Artioli. «In tutto il territorio, sulla riforma costituzionale, si stanno consumando fratture dolorose, mai capitate in Anpi. Mi dispiace moltissimo perché la nostra associazione è orizzontale, e alla base sta solo l’antifascismo. Ma credo che non sarà la trasformazione del sistema legislativo a mettere in pericolo il nostro Paese - conclude -, i pericoli sono altri: in alta Italia Casa Pound ha fatto il 7%. Il pericolo è solo quello delle divisioni e dei musi lunghi». (p.c.)

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