Sabato 03 Dicembre 2016 | 16:37

ASSALTO ALLA PIATTAFORMA

Esposto Eni contro Greenpeace

«Con il blitz, rischio fughe di gas» E' la prima volta che la compagnia petrolifera denuncia l'associazione ambientalista

 Esposto Eni contro Greenpeace

RAVENNA. Esposto in Procura di Eni contro gli attivisti di Greenpeace che, il 30 marzo scorso, assaltarono la piattaforma Agostino B di fronte a Marina di Ravenna. C’era il rischio di fughe di gas, si legge nell’esposto presentato dai legali di Eni la settimana scorsa: dunque, questioni di sicurezza, eppure Eni fa sapere che si tratta esclusivamente di un atto dovuto. Eppure, è la prima volta che la compagnia petrolifera di Stato denuncia la nota associazione ambientalista nonostante le tante azioni dimostrative accumulate negli anni. Il clima è quindi infuocato quando mancano appena quattro giorni al referendum sulle trivelle.

Il 30 marzo scorso gli attivisti di Greenpeace assaltarono la piattaforma di mattina presto, quando la base era deserta. Si arrampicarono sulla struttura e lì appesero gli enormi striscioni a favore del referendum No-triv. Sul posto, oltre alla Digos, intervenne anche la Capitaneria di Porto che li multò per aver violato l’ordinanza che vieta di navigare a meno di 500 metri dalla piattaforma. Eni ha rincarato la dose. Gli attivisti - si legge nell’esposto «oltre a porre in essere una manifesta e consapevole violazione della normativa vigente hanno seriamente posto in pericolo l’incolumità di tutte le persone presenti e la sicurezza dell’intero sito». «In merito ai rischi connessi all’iniziativa degli attivisti - continua il documento riportato dal Foglio - si deve osservare come il principale pericolo sulla piattaforma “Agostino B” fosse dovuto alla presenza di eventuali rilasci di gas dagli impianti, con possibilità di presenza nell’atmosfera. L’avvicinamento alla piattaforma senza conoscere eventuali criticità o operazioni in corso sulla stessa, e con l’utilizzo non idoneo dell’attracco all’imbarcadero, poteva mettere a rischio l’incolumità degli attivisti, oltre che causare danni alle strutture». Atto «dovuto?», si chiede Greenpeace: «Eppure in passato gli attivisti sono andati su altre piattaforme di Eni, anche per oltre 36 ore. Come mai, per esempio, al largo di Licata, l’atto non è stato considerato “dovuto” mentre su Agostino B invece sì?». (p.c.)

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