Lunedì 26 Settembre 2016 | 15:55

FANGHI

«Discariche di rifiuti speciali al porto»

Processo in vista per dieci dirigenti. La procura ha chiuso l'inchiesta e chiederà il giudizio

 «Discariche di rifiuti speciali al porto»

RAVENNA. L’indagine sui fanghi del porto è chiusa e sono dieci le persone per le quali la procura chiederà il rinvio a giudizio. Nell’elenco degli indagati ci sono gli ex presidenti dell’Autorità portuale, Giuseppe Parrello e Galliano Di Marco, il presidente di Sapir Matteo Casadio e il suo predecessore Giordano Angelini, l’attuale amministratore delegato di Sapir Roberto Rubboli e poi il presidente di Cmc Massimo Matteucci e l’ex ad Dario Foschini, oltre a tre vicepresidenti del colosso delle costruzioni che si sono succeduti dal 2005 ad oggi: Maurizio Fucchi, Alfredo Fioretti e Guido Leoni (le cui posizioni appaiono più defilate).

Un’inchiesta imponente quella diretta dal pm Marilù Gattelli e dal procuratore capo Alessandro Mancini che aveva portato nei mesi scorsi anche al sequestro di tre delle otto casse di colmata finite al centro delle indagini nel febbraio del 2015 dopo un’informativa di Arpa. Agli imputati sono contestati due reati ambientali in concorso: “smaltimento di rifiuti in mancanza di autorizzazione” e “creazione di discarica non autorizzata” (articolo 256 del cosiddetto “decreto Ronchi”). L’intera inchiesta gira attorno a una vera e propria “montagna di fanghi”: per l’esattezza tre milioni e 154mila metri cubi di detriti derivati dalle operazioni di scavo dei fondali del Candiano dal 2008 fino allo scorso anno. Quei fanghi sono stati “parcheggiati” in otto diverse casse di colmata. In quella “centro direzionale” ne sono finiti 600mila metri cubi, alla “Nadep Trieste” 250mila, alla “Nadep Centrale Interna” 400mila, in quelle “Trattaroli 1”, “Trattaroli 2” e “Trattaroli 3”, 600mila a testa. Mentre nell’ “Avamporto Porto Corsini” 104mila. Secondo gli inquirenti quei detriti - considerati “rifiuti speciali non pericolosi” - una volta scadute le autorizzazioni sarebbero dovuti essere avviati a un “processo di recupero” entro un anno. Ma così non è stato e ciò avrebbe creato “un deposito incontrollato di rifiuti”. Il fatto che quel deposito si sarebbe protratto per oltre tre anni avrebbe successivamente portato - sempre secondo l’accusa - alla «realizzazione di una discarica avente caratteristiche di definitività». Le autorizzazioni mancanti dovevano essere fornite dalla Provincia, mentre i terreni erano di proprietà sia della Cmc che della Sapir. Ad aver chiesto i lavori di scavo (alla Cmc) era stata invece l’Autorità portuale prima con Parrello e poi Di Marco. Gli indagati nei prossimi 20 giorni potrebbero chiedere di essere sentiti dai pm o di presentare una memoria difensiva. Tra gli avvocati difensori Luigi Sgubbi (per Parrello), Ermanno Cicognani e Luigi Stortoni (per Angelini e Rubboli), Mauro Cellarosi e Maurizio Merlini (per Casadio), Roberto Fariselli, Mirca Tognacci (per la Cmc) e Gilberto Giusti del foro di Firenze (per Di Marco).

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