Sabato 10 Dicembre 2016 | 02:01

IL DELITTO DELLA BASSA

Donna strangolata, il figlio rinviato a giudizio

Ma arriva la richiesta della difesa: scarceratelo

 Donna strangolata, il figlio rinviato a giudizio

RAVENNA. Finora non era mai stata presentata istanza di scarcerazione, nonostante Secondo Merendi sia recluso da quasi nove mesi e in questo lasso di tempo si sia sempre professato innocente. Non lo aveva fatto neppure quando, l’estate scorsa, l’esito degli accertamenti sui vestiti della vittima e su quelli indossati dal figlio al momento dell’arrivo dei carabinieri sembravano aver fatto segnare un punto a favore di quest’ultimo. Ma con una mossa un po’ a sorpresa, quella richiesta è arrivata ieri, proprio nel giorno in cui il gup Janos Barlotti ha rinviato a giudizio il 58enne accusato dell’omicidio della madre, Pia Rossini. Una domanda, quella avanzata dall’avvocato Serafino Tabanelli per il suo assistito, sulla quale il giudice si è riservato la decisione; il legale ha inoltre chiesto il dissequestro dell’abitazione di Barbiano dove madre e figlio vivevano.

Accolta invece come era nelle attese la richiesta del sostituto procuratore Stefano Stargiotti, che ha ottenuto anche l’acquisizione agli atti delle immagini riprese dalle telecamere che quel mattino hanno ripreso gli spostamenti dell’imputato; il processo in Assise si aprirà a inizio luglio.

Nessun rito alternativo è stato chiesto dalla difesa. Una strategia figlia della volontà e della convinzione di Merendi di poter dimostrare la sua estraneità alle pesanti accuse mosse nei suoi confronti dalla Procura. Una linea peraltro coerente con quanto espresso a più riprese dall’uomo che, proclamandosi estraneo alla contestazioni, «non ha mai voluto prendere in considerazione l’ipotesi di fruire di sconti di pena» come rimarcato dal suo avvocato.

Per la difesa continua a mancare il movente. «Perché avrebbe dovuto ucciderla? Viveva una vita semplice proprio grazie alle pensioni della madre. Inoltre la casa era già sua» commenta Tabanelli. Di diverso avviso invece la Procura, convinta di avere in mano la prova regina, ovvero le tracce del suo dna trovate dalla Scientifica sulla cintura usata per uccidere la pensionata. Per l’accusa Merendi avrebbe commesso l’omicidio spinto dai debiti; a lungo sarebbe riuscito a tenere nascosta la situazione all’anziana madre. Ma quella mattina del 14 aprile la donna doveva andare in banca e così, secondo gli inquirenti, avrebbe scoperto che il patrimonio era stato dilapidato. Per questo, sostiene l’accusa, lui glielo impedì, inscenando poi un maldestro tentativo di rapina che ha spinto la Procura a contestargli anche la simulazione di reato.

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