Martedì 06 Dicembre 2016 | 06:46

IL CASO IRRISOLTO

Umberto Eco e il mistero del suo pupillo

Il cervese Angelo Fabbri fu assassinato a 26 anni, per molti sarebbe stato il suo erede

Umberto Eco e il mistero del suo pupillo

RAVENNA. C’è anche un filo tragico a unire il nome di Umberto Eco a Ravenna. Il filo di una storia di cronaca ormai dimenticata che, nel dicembre del 1982, sconvolse la nostra città e anche l’animo del professore che in quei giorni perse il suo allievo prediletto, ucciso a coltellate in circostanze mai chiarite.

Quel ragazzo era Angelo Fabbri, aveva 26 anni, era stato uno studente brillante del liceo classico di Ravenna e in pochi anni era diventato il discepolo più promettente del semiologo piemontese, morto venerdì sera a 84 anni (altri servizi alle pagine 32 e 33) e all’epoca punto di riferimento al Dams di Bologna.

Il corpo di Fabbri venne ritrovato alla periferia di Bologna da tre tartufai, trafitto da 11 coltellate. Il suo venne considerato come il primo dei cosiddetti “delitti del Dams”, ma purtroppo il colpevole non venne mai trovato. Eppure, proprio nei giorni del funerale, uno dei primi a uscire allo scoperto e a fornire una pista agli inquirenti fu lo stesso Eco che invitò pubblicamente la polizia e la procura di Bologna a seguire la pista passionale. «Angelo è stato ucciso per una vendetta maturata in ambienti criminali» disse.

Non era un mistero che Fabbri, ragazzo dalla personalità e dall’intelligenza straripante, in quel periodo stesse frequentando ragazze dalle compagnie pericolose. Forse diede fastidio a qualche rivale e il movente di quell’omicidio andava cercato proprio lì, in ambienti ancora legati all’estremismo post 77.

Quelle indagini e la vita troppo breve di Angelo Fabbri sono state ricostruite quattro anni fa in un libro scritto da uno dei suoi compagni di appartamento: Enrico Gulminelli, anche lui ravennate e oggi 60enne. La stessa età che avrebbe avuto oggi Angelo.

Un libro (edito da Pendragon e con prefazione di Carlo Lucarelli) che aveva per titolo una semplice constatazione che oggi sembra quasi la rivendicazione di un affetto: “Ero amico di Angelo Fabbri”. E proprio in quel volume emergeva non solo il grande carisma che Eco sapeva suscitare nei suoi studenti, ma anche come Fabbri fosse riuscito a diventare lo studente su cui Eco avesse riposto le sue maggiori speranze. (c.d.)

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