Sabato 03 Dicembre 2016 | 10:39

I RISCHI DELLA RETE

Non veste alla moda e la deridono

Foto hard e auguri di morte. La questura indaga sui cyberbulli

 Non veste alla moda e la deridono

RAVENNA. Niente vestiti alla moda e le compagne di classe la deridono su Facebook. O c’è l’insegnante poco accondiscendente, e giù improperi e auguri di morte sul social network. Fino a sfociare nei casi più gravi, quando il cyberbullismo finisce anche nella pedopornografia: è il caso delle ragazzine di appena 14 anni che, per una ricarica di cellulare, al compagno di banco mandano foto senza veli.

Sono una decina le segnalazioni giunte ai poliziotti di Ravenna nel 2013 per reati legati all’abuso del web da parte dei giovanissimi: è lì, sulla piazza mediatica, che ora si sfoga il bullismo.

Le declinazioni delle violenze sono diversissime tra loro ma, rispetto al passato, cambia solo il mezzo. Le ragioni delle intimidazioni e dei maltrattamenti sono sempre le stesse: un paio di pantaloni fuori moda o la volontà di non sottostare alle regole del gruppo, e in un attimo si diventa vittime.

Ma la violenza sul web ha scalzato quella fisica solo per gli adolescenti più grandi: per i più piccini, fanno intendere le fonti investigative, i bulli sono ancora quelli che prendono a schiaffi sull’autobus nel tragitto verso casa. E anche qui, i casi segnalati a Ravenna, sono diversi.

Ma è contro la violenza sui social network che la Questura cerca di mettere un freno, dando il via anche a una campagna di sensibilizzazione nelle scuole. L’ultimo caso, quello più grave, è quello che ha visto protagonista un ragazzo di Lugo, appena 17enne. Il giovane, un paio di settimane fa, è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale ed estorsione per aver ricattato la sua ex con immagini e filmati che ritraevano i due nell’intimità. Col ricatto, l’avrebbe costretta a subire altri atti sessuali e a consegnargli somme di denaro. Ma i casi segnalati alla questura nel 2013 sono i più disparati e le denunce vanno dalla ingiuria alla violenza privata, dalla diffamazione alla diffusione di immagini pedopornografiche. C’è la ragazzina che si filma mentre compie prestazioni sessuali e che si espone al giudizio - perfido - delle coetanee. C’è il ragazzino che fotografa l’intimità con la fidanzatina e poi la esibisce ai compagni di scuola a insaputa della ragazza. E tutt’attorno, si creano discussioni, forum dove le vittime sono messe alla berlina e isolate anche solo per motivi banalissimi, come il giubbotto fuori moda, o - se possibile, ancor peggio - perché non sa fumare.

Sia vittime che bulli hanno caratteristiche sociali in fondo simili tra loro, fanno intendere le fonti investigative: genitori che li seguono poco e tanto tempo per restare da soli, senza una guida a controllarli. Spesso sono gli insegnanti a rendersi conto di ciò che accade sui social e a inventarsi investigatori on line.

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