Domenica 04 Dicembre 2016 | 15:12

SACERDOTI NELLA BUFERA

L'incidente che imbarazza il clero

La Diocesi: un prete non dovrebbe bere

 L'incidente che imbarazza il clero

RAVENNA. Una denuncia per guida in stato di ebbrezza e il ritiro della patente che passerà per gli uffici della Prefettura. Si chiude così la disavventura da brividi di don Giovanni Desio, il parroco di Casalborsetti finito con l’auto nel portocanale dopo aver sbattuto con un’auto in sosta e salvato da tre parrocchiani appena un minuto prima che la sua Bmw X1 scomparisse sott’acqua. Il sacerdote per fortuna sta bene ma in Curia c’è imbarazzo. Anche perché sono due le questioni che riguardano sacerdoti della Diocesi e che nulla hanno a che fare con la pastorale. Ci sono anche le 344 firme raccolte a San Romualdo per chiedere l’allontanamento del parroco, don Casimiro Kosciuk.

Troppo “spirito”. A gestire l’effetto delle due vicende è il vicario generale dell’Arcidiocesi, don Alberto Graziani.

«Un parroco non dovrebbe trascendere mai...». Eppure don Desio lunedì sera qualche bicchiere in più forse l’ha bevuto. Il test ha accertato un valore di alcol nel sangue di poco inferiore a quattro volte il livello massimo consentito. «Don Giovanni era a casa di parrocchiani, ha cenato con loro, ha bevuto qualcosa. Il che è ben diverso da andare in birreria ad ubriacarsi - ragiona il vicario generale dell’Arcidiocesi -. Io dico che sarebbe giusto per tutti bere il meno possibile ma è vero che un prete dovrebbe fare meglio degli altri, non dovrebbe bere».

Dell’incidente ne è al corrente anche l’arcivescovo Ghizzoni? «Se ne è parlato ma non fatemi dire di più».

L’affaire San Romualdo. E in Diocesi si discute anche del caso di San Romualdo dove oltre 300 cittadini hanno firmato una petizione per mandare via il parroco. Che, secondo i firmatari della petizione consegnata a don Cristian Cerasa, parroco di San Vittore, che l’ha recapitata alla Curia, avrebbe via via limitato le attività parrocchiali, chiudendo anche il cinema. Molti hanno già trasferito i figli in altre parrocchie. «Ne riparleremo con il vescovo - spiega don Alberto Graziani -. Se il parroco interpreta i bisogni della gente è un beneficio per tutti. Se non lo sa fare il servizio è minore. Ci fa dispiacere che don Casimiro litighi con i suoi parrocchiani. E questo lui lo sa. Non è un beneficio per una piccola comunità come San Romualdo. Certo ci sono limiti anche nelle rivendicazioni dei cittadini ma è meglio abbassare la litigiosità».

Con quelle 344 firme è chiaro che in Curia la questione non viene ignorata. Resta da vedere se saranno prese decisioni a riguardo. Don Graziani lascia in sospeso. «Ne riparleremo...».

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