Sabato 10 Dicembre 2016 | 19:26

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IL PROCESSO ALL'INFERMIERA

Chiese se il paziente era parente di un collega «Pensai che avrebbe avuto vita breve. E morì»

Parla la collega che ritrasse in foto la Poggiali con l'anziana morta. «Lo feci perché avevo paura di lei. Volevo tenermela buona»

daniela poggiali

RAVENNA. Troppi furti, talmente frequenti da indurre alcune colleghe a «pedinare» Daniela Poggiali quando si aggirava tra i reparti e che «sono cessati da quando lei è stata licenziata». Troppi decessi e soprattutto troppi decessi «inaspettati» con lei in turno, dato collegato non alle statistiche individuate dall’Asl ma alimentato dalle impressioni dirette delle stesse infermiere e operatrici socio sanitarie del reparto di Medicina generale dell’Umberto I di Lugo, soprattutto quando i degenti erano «problematici» o i familiari dei ricoverati erano ritenuti «scomodi». E anche troppi lassativi, che stando a quanto emerso in aula ieri sarebbero stati somministrati ai pazienti allo scopo di mettere in difficoltà chi non era nelle sue simpatie. «Qualche goccia in più» secondo una teste.

A tenere banco ieri di fronte alla Corte d’assise presieduta dal giudice Corrado Schiaretti (a latere Andrea Galanti) è stata soprattutto la testimonianza di Sara Pausini, l’operatrice socio sanitaria che scattò le immagini giudicate «immorali seppur non penalmente rilevanti» dal sostituto procuratore Angela Scorza. «Fui assunta nell’ottobre del 2012 - ha raccontato - e subito mi avvisarono di non lasciare oggetti personali incustoditi perché aveva la mania di intascarseli. Non l’ho mai vista rubare anche se qualche dubbio l’ho avuto, così come le mie colleghe. Sospetti espressi anche alla caposala anche se avevamo l’impressione di essere inascoltate». Ma oltre ai furti e ai presunti trattamenti di favore di cui godeva, la Pausini ha chiamato in causa la Poggiali soprattutto per le morti sospette. «I decessi con lei in turno erano troppi. Una situazione che mi preoccupava anche perché molte morti erano inaspettate. Medicina è un reparto più esposto, ma quando c’era lei i casi aumentavano notevolmente. Soprattutto quando i pazienti erano difficili da gestire o se c’era qualche parente scomodo».

E scomodo sarebbe stato anche il cugino del responsabile infermieristico Mauro Taglioni, che la Poggiali non vedeva di buon occhio e che dispose il cambio turno dell’ex infermiera alla luce dei sospetti su di lei. Alla luce del fatto che «con alcune operatrici socio sanitarie la Poggiali si comportava in modo vendicativo, purgando i pazienti quando erano di turno per appesantirgli le giornate di lavoro», quando la Pausini vide il cognome del ricoverato chiese se c’era un legame di parentela con il coordinatore infermieristico. C’era. «Oddio - pensai - questo ha vita breve». Fu ricoverato nottetempo. «Morì nel primo pomeriggio del giorno dopo (il 30 marzo 2014, ndr), un’ora dopo che la Poggiali lo assisteva».

Qualche giorno prima ci fu un altro decesso che colpì la Pausini. «Un 60enne di Piangipane (morto il 25 marzo) particolarmente problematico dal punti di vista assistenziale. Ma rispetto all’ingresso si era ripreso. Nulla faceva pensare che fosse in pericolo di vita. Ma quando uscii dalla stanza entrò la Daniela per somministrargli la terapia (antibiotica) per endovena. Poco dopo morì».

Due casi che fecero sospettare la Pausini su un possibile collegamento con la Poggiali. Sospetto che non ebbe invece in occasione dei famosi scatti ad una degente appena morta. Era il 22 gennaio e fu proprio la Pausini a scattare quelle immagini. «Mi chiamò per aiutarla a portare la salma nella stanza del tanatogramma. Mi sembrò particolarmente euforica e una volta dentro mi chiese di fargli le foto. Presi istintivamente il mio cellulare visto che lo sapevo usare meglio e premetti il pulsante due volte, alla sera gli girai le immagini e poco dopo le cancellai. Non mi rifiutai è vero. Perché? Avevo paura di ritorsioni. Pur trovandolo inquietante me la volevo tenere buona per non avere problemi in servizio».

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