Sabato 03 Dicembre 2016 | 20:38

SICUREZZA

«Anche i nonni vogliono la pistola»

Oltre diecimila ravennati hanno un'arma in casa. Tanti in armeria a chiedere informazioni

«Anche i nonni vogliono la pistola»

Fabio Ragazzini

RAVENNA. Allarme sicurezza e criminalità. Furti e truffe in casa, scippi e rapine - come l’assalto all’Esp di venerdì scorso - fanno crescere la paura tra i ravennati, e in tanti fanno la fila in armeria per provare a portarsi un’arma a casa. I rilasci dei porti d’arma e le licenze di detenzione, in realtà, non sono facili da ottenere e prevedono iter severi: ad oggi, secondo le stime, sono oltre 10mila i ravennati che vantano una pistola o un fucile in casa, o a scopo di mera detenzione o per difesa o per uso sportivo o da caccia. Sono solo un centinaio quelli che, invece, detengono un porto di pistola per difesa personale: sono permessi rilasciati dalla Prefettura (ufficio di polizia amministrativa, area ordine e sicurezza pubblica) e vengono destinati a chi ha un’attività economica ad alto rischio, come i rappresentanti di gioielli, o a forze dell’ordine che, a causa delle attività investigative svolte, hanno necessità di girare armati anche se fuori dal servizio. Ma c’è anche chi, pur ottenuta la detenzione, non riesce a conservare i requisiti per mantenersi l’arma nel tempo. E in quel caso interviene la Prefettura a revocarli: una trentina nel 2015, una sessantina in tutto il 2014. Compete invece alla Questura il rilascio dei permessi di detenzione di arma (le pistole da tenere rigorosamente in casa) e di porto d’arma (fucili da caccia e ai fini sportivi, coi quali si può uscire da casa secondo tragitti ben stabiliti). I porti d’arma lunga rilasciati fino a settembre scorso e solo nel 2015 sono stati 1.793, 75 quelli negati.

«La gente ha paura e in tanti vengono a chiedermi come fare a ottenere la licenza per tenersi l’arma nel cassetto. Tra di loro, anche tanti anziani spaventati».

Fabio Ragazzini è il titolare della Armisport di via Ravegnana. Da sei o sette anni, dice, le cose sono cambiate.

«Le persone sono molto preoccupate, e in tanti di più, rispetto a sei o sette anni fa, vogliono l’arma».

E che tipo di merce le chiedono?

«Vengono da me a chiedere informazioni su come ottenere un’arma da tenere in casa. Le richieste riguardano per lo più pistole o fucili a pompa».

Clientela diversificata?

«Sì, ci sono anche donne e anziani. Anche persone pacatissime, insospettabili e tanti ex scettici»

Ex scettici?

«Persone che fino a poco prima si erano detti contro le armi senza condizioni. Ho diversi clienti le cui mogli non erano contente della loro passione per le armi. Ora, quelle stesse mogli si sono prese il porto d’armi e vengono qui a comprare. Le capisco. L’arma non è pericolosa in sé, ma lo diventa se chi ce l’ha tra le mani non la sa usare o la usa pericolosamente».

Si è mai trovato a dire no a un cliente, proprio perché lo considerava non idoneo?

«Se vengono a comprare significa che hanno una licenza, hanno superato le prove del caso, per cui faccio fatica a fermarli. Ma spesso mi trovo a fare da psicologo...»

Cioè?

«Quando mi dicono “sono stanco dei furti, voglio un’arma”, io spiego loro che non sempre può essere la soluzione giusta. Uno si sente tranquillo perché ha l’arma in casa ma bisogna saperla usare e quando si è colti di sorpresa, diventa difficile. Quando la si tira fuori, bisogna usarla: il delinquente è pronto a tutto quando ti entra in casa, la vittima no».

Quindi i clienti glielo esplicitano che il bisogno d’arma è legato alla paura dei ladri?

«Certo e ho tanti clienti che si sono organizzati in sistemi di sorveglianza tra vicini: vanno in giro per il quartiere a segnalare movimenti sospetti e segnalano ai carabinieri quando c’è qualcosa che non va. Lo Stato deve capire che deve dare alle forze dell’ordine più poteri e più strumenti: la paura è arrivata alle stelle».

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