Martedì 27 Settembre 2016 | 05:36

MACABRO RITUALE VOODOO

Sgozza una capretta nel garage di casa

L'animale ucciso durante un rito d'amore, Accanto ai resti statuine, piume e simboli religiosi

 Sgozza una capretta nel garage di casa

RAVENNA. Durante un rito d’amore ha sgozzato una capretta nel garage. Una pratica voodoo fuori dal tempo con cui intendeva conquistare il cuore dell’amato; non è dato sapere se l’usanza sia servita a perseguire l’obiettivo, ma quella discutibile forma di culto ha portato alla denuncia della donna - una cubana di 37 anni - per uccisione di animali da parte degli agenti del posto di polizia stagionale di Pinarella di Cervia.

Ad allertare nei giorni scorsi le forze dell’ordine erano stati alcuni residenti di un condominio che avevano notato una vistosa chiazza di sangue fuoriuscire da un box chiuso; all’esterno erano poi visibili alcune impronte lasciate da qualcuno che, uscendo scalzo dal garage, aveva camminato sulla macchia ematica.

I poliziotti hanno così citofonato alla proprietaria invitandola ad aprire il box. Una volta sollevato il portellone, il personale in divisa si è trovato di fronte ad una scena macabra: sul pavimento imbrattato di sangue c’erano infatti i resti di una capra macellata, sparsi per l’intera stanza e posizionati accanto a simboli religiosi come statuine, croci, bambole, monete e piume di gallo, mentre vicino alla carcassa si trovavano coltelli di varie dimensioni utilizzati per sezionare il povero animale, oltre ad un piccone e a un machete, tutto materiale sottoposto a sequestro.

Dagli accertamenti eseguiti sui resti, è emerso che la bestia è morta dissanguata, uccisa senza che fosse stata precedentemente stordita. Un decesso cruento quello accertato dai veterinari dell’Asl, che ha portato gli agenti a contestare alla 37enne il reato previsto dall’articolo 544 bis, ovvero l’uccisione di animale cagionata con crudeltà e senza necessità.

Sentita in merito alla vicenda, la donna si sarebbe giustificata sostenendo che la capra (un esemplare di tre anni acquistato quel giorno stesso da un’azienda agricola tra Ravenna e Cervia) era morta durante un rituale propiziatorio accompagnato da canti noto come Santeria che affonda le radici in antichi retaggi di epoca coloniale. Un rito tradizionale del suo paese d’origine, in cui sacro e profano si mescolano, che la donna avrebbe messo in pratica con l’intento di conquistare l’amore di un uomo verso il quale nutriva un sentimento. Quello che invece non ha avuto per l’incolpevole bestiola.

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