ANCHE I RAVENNATI FINISCONO SULLA STRADA

Padri separati e intere famiglie senza una casa per la crisi Nei dormitori non c'è più posto

Al Re Girgenti: «Gli italiani che vengono qui ormai rappresentano il 45% degli ospiti» Richieste di coperte da donne che vivono in case abbandonate o senza riscaldamento

Padri separati e intere famiglie senza una casa per la crisi Nei dormitori non c'è più posto

 

RAVENNA. Cresce il numero dei senza tetto a Ravenna. Questa volta non sono solo cittadini stranieri, ma anche ravennati, uomini e donne, che affollano i dormitori pubblici della città perché hanno perso il lavoro e la casa per colpa della crisi. «Le richieste sono superiori ai posti disponibili – spiega Carla Suprani coordinatrice del dormitorio Re Girgenti -, 21 nella nostra struttura, che può arrivare a 22 se mettiamo un letto di traverso pur di non lasciare una persona fuori al freddo».

In realtà la Suprani, che coordina il dormitorio sin da quando è nato nel lontano 2003, dice che la struttura è sempre stata piena, anche se negli ultimi tempi hanno iniziato a ricevere richieste di coperte da donne o famiglie, che vivono in case abbandonate o che hanno ancora una propria casa, ma senza riscaldamento. «Dall’anno scorso abbiamo riscontrato un afflusso costante di giovani stranieri al di sotto dei 20 anni, i cosiddetti minori non accompagnati, che devono completare la scuola e che i servizi sociali sostengono attraverso progetti individuali di integrazione e autonomia. C’è poi il disagio crescente degli italiani causato dalla crisi economica, che ora rappresentano il 40-45 per cento dei nostri ospiti. Per fortuna nel caso di famiglie, con figli minori i servizi sociali intervengono per cercare di non creare situazioni di frammentazione, ma non sempre si riesce a trovare una soluzione per tutti: due anni fa ci è capitato di accogliere un marito, mentre moglie e figlio si trovavano in un’altra struttura».

Sono italiani anche la metà degli ospiti che affollano il dormitorio anti-gelo di via Torre, aperto per il secondo anno consecutivo dalla fine del novembre, solo nei mesi invernali, per offrire un riparo notturno a chi vive in strada. La struttura è gestito dall’associazione di volontariato Progetto Uomo, nell’ambito delle attività svolte dalla cooperativa La Casa, espressione della comunità diocesana, in convenzione con Asp Ravenna, Cervia e Russi.

«Da circa una ventina di giorni, il centro d’accoglienza, che dispone di 26 posti, è sempre al completo – commenta Fausto Maresi, presidente -. Rispetto all’anno scorso, quando abbiamo riscontrato una maggiore affluenza di di cittadini stranieri, e tunisini in particolare, quest’anno sono sono aumentati gli italiani, che da soli costituiscono la metà circa dei nostri ospiti. A parte qualche caso con problemi di dipendenza da alcol o droghe, si tratta per lo più di uomini sfrattati dalle loro abitazioni o separati, sconosciuti ai servizi sociali e ai quali cerchiamo di indirizzarli». Per accedere occorre recarsi al centro diurno Tracce, in via Cavour, 6, e richiedere un pass dormitorio.

«Rispetto all’anno scorso abbiamo prorogato a tre le notti di permanenza per cercare di dare una maggiore continuità ai rapporti, anche dopo l’ospitalità, e avviare un percorso di aiuto in rete con tutti i servizi, come è avvenuto per una decina di persone l’anno scorso conclude Maresi -. Il passo successivo dovrebbe essere un più forte coordinamento dei servizi per sostenere progettualità individuali. Per questo stiamo per aprire un nuovo punto d’ascolto».

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