Domenica 11 Dicembre 2016 | 01:16

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MUSEI SENZA GUARDIE

«Mancano i custodi, monumenti chiusi»

L'appello dei vigilanti alla Soprintendenza. In dieci anni dimezzati i sorveglianti nei cinque siti "statali" ravennati

«Mancano i custodi, monumenti chiusi»

RAVENNA. Scarseggiano i custodi e i monumenti restano chiusi: vigilanti più che dimezzati a Ravenna in dieci anni. E chi resta, fa gli straordinari per tenere i musei aperti. Lettera alla Corte dei conti e alla Soprintendenza da parte del sindacato della funzione pubblica dei Beni e delle attività culturali, la Flp Bac: «Che figuraccia per la candidata a capitale europea».

C'erano una volta i custodi. I numeri parlano da soli. Nel 2004, tra i cinque siti gestiti dall'ex Soprintendenza di Ravenna - il battistero degli Ariani, il mausoleo di Teodorico, il museo nazionale, la basilica di Classe e il Palazzo di Teodorico su via di Roma – la Flp Bac contava al lavoro 65 addetti alla vigilanza. Oggi, se ne contano 43, la metà dei quali trasferiti nel tempo negli uffici amministrativi. E così, si lamentano i custodi rimasti in servizio effettivo, diventa difficile riuscire a garantire l'apertura dei monumenti senza ricorrere a doppi turni e a lunghi straordinari. Tanto più che, dal 2001, un accordo prevede che, in Italia, si debba garantire l'apertura dei siti archeologici e monumentali per 11 ore al giorno, 6 giorni su 7. Accordo che tramonta ogni volta che, a inizio turno, si deve fare i conti con quanti sono in servizio. Strade alternative, nel tempo, sono state trovate: come le convenzioni con qualche associazione di volontariato che, a Ravenna, negli ultimi anni sono riusciti a garantire i volontari a sostegno dei custodi, ma i fondi scarseggiano anche per gli aiuti. Un'altra soluzione c'è, la più drastica: la chiusura.

Monumenti chiusi. A Ravenna ogni tanto succede, ammettono i custodi, ma anche qui la norma non va dalla parte di turisti e appassionati d'arte. Già, perché se si deve scegliere quale monumento chiudere, per non incorrere nel rischio del danno erariale, si è obbligati a chiudere per primo il sito non a pagamento, cioè quello a cui si accede gratis. Il turista che arriva a Ravenna in un periodo di “magra” di vigilanti, dunque, su cinque monumenti “statali”, rischia di trovare aperti solo quelli a pagamento. «Nel 2001 eravamo in tutt'Italia 26mila, di cui 9mila addetti a vigilanza e accoglienza. Al 31 maggio scorso, siamo 17.800, di cui solo 6.042 addetti alla vigilanza, ogni giorno va via qualcuno - allarga le braccia il segretario nazionale Flp Bac, Rinaldo Satolli -. In virtù di accordi e progetti, in qualche modo riusciamo ancora a tenere i monumenti aperti, ma siamo come un gruppo di persone lì a tenere un muro che sta per cadere».

Il grido d'aiuto. Alla cronica carenza di personale che continua ad affliggere musei e siti archeologici, si aggiungerebbe, secondo il sindacato, la «cattiva» gestione delle risorse umane. «L’utilizzo improprio di un numero consistente di addetti alla vigilanza in mansioni d’ufficio ha portato nel tempo a difficoltà nel garantire le ferie al personale nel periodo tra giugno e settembre (obbligo contrattuale) e ha spinto l’Amministrazione a dover ricorrere all’utilizzo dei volontari Auser per garantire l’apertura dei monumenti e contestualmente le ferie al personale», denuncia Marco Tomasi della Flp Bac.

 

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