Martedì 27 Settembre 2016 | 10:41

ATTI SESSUALI CON MINORI

La Santa Sede chiude il "processo": don Desio non è più un sacerdote

Il provvedimento, su richiesta del Vaticano, gli è stato notificato di persona dall'arcivescovo Lorenzo Ghizzoni

 La Santa Sede chiude il "processo": don Desio non è più un sacerdote

RAVENNA. «Dimesso dallo stato clericale» e dispensato dal celibato. Sta tutta qui, in un paio di righe, la decisione, scontata, presa dal Vaticano che in dodici mesi esatti ha concluso un processo che non prevede appello. Don Desio, l’ex parroco di Casalborsetti finito in carcere per atti sessuali con minorenni, non è più sacerdote. Ecco il primo verdetto della sua personale settimana di passione. Il secondo arriverà venerdì in tribunale a Ravenna, al processo dove è imputato per quegli anni divisi tra le messe sull’altare e le depravazioni in canonica. Ha scelto il rito abbreviato che gli consentirà comunque uno sconto di pena.

La Congregazione per la dottrina della fede invece non gli ha lasciato speranza nonostante il desiderio che nei mesi scorsi lo stesso ex parroco aveva espresso all’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni: avrebbe voluto tornare a fare il prete. Non sarà così. Punto. E’ stato lo stesso arcivescovo a comunicargli la notizia nella struttura in Umbria, gestita da religiosi, dove si trova agli arresti domiciliari dopo i mesi passati in carcere a Forlì.

«La Santa Sede ha trasmesso alla Diocesi il decreto della Congregazione per la dottrina della fede, mediante il quale Giovanni Desio è stato dimesso dallo stato clericale e contemporaneamente ha ricevuto la dispensa dal celibato - si legge in una nota dell’arcidiocesi -. Su disposizione della Santa Sede il provvedimento canonico è stato consegnato direttamente dall’arcivescovo nelle mani dell’interessato qualche giorno fa. L’invito dell’arcivescovo ai sacerdoti e ai fedeli è di pregare perché i tempi della pena e della cura siano efficaci e portino davvero ad un rinnovamento e a una guarigione profonda».

Giovanni Desio non vedrà più l’abito talare. Ora resta l’attesa per l’altra sentenza. Per lui, nell’udienza davanti al Gup Antonella Guidomei dello scorso 17 aprile, il sostituto procuratore Isabella Cavallari ha chiesto una condanna a nove anni di reclusione. La storia dell’ex parroco è ormai tristemente nota e comincia prima del 5 aprile dello scorso anno, giorno in cui gli uomini della squadra mobile irrompono nella sua parrocchia. Quel giorno Desio sta ricevendo una giovane coppia che si sarebbe dovuta sposare poche settimane dopo. «Aspettate qui, torno subito» gli disse. Non tornò mai più. Il capo della Mobile gli notificò un’ordinanza di custodia cautelare per atti sessuali con minorenni.

L’arresto fu necessario per evitare l’ultimo incontro, Desio lo aveva fissato via telefono con un minorenne venuto da fuori. I guai di Desio erano cominciati a fine febbraio quando il suo Bmw finì a mollo nel canale del paese e lui risultò positivo all’alcol test. Lo salvarono alcuni ragazzi del posto che videro la scena dal bar e corsero per tirarlo fuori dall’abitacolo. Vivo per miracolo Desio, invece di volare basso, reagì in maniera scomposta per risollevare la sua immagine. Usando i profili Facebook di alcuni ragazzi che frequentavano la parrocchia scrisse commenti di fuoco a sua difesa e contro i giornalisti. Parole forti che un genitore fece notare a un altro genitore. Quest’ultimo mise alle strette il figlio che, tra mille imbarazzi, alla fine confessò. Il padre denunciò tutto in questura, ma il peggio sarebbe emerso solo qualche giorno dopo.

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