Domenica 25 Settembre 2016 | 21:05

POMERIGGIO DI SANGUE A LUGO

Far west a colpi di spranghe e mazze

Panico in strada: cinque arrestati

 Far west a colpi di spranghe e mazze

LUGO. Il precedente risale all’agosto scorso, quando due dei contendenti che giovedì pomeriggio hanno trasformato il centro di Lugo in un Far West avevano avuto il primo confronto in seno ad una storia in cui si intrecciano vecchi rancori, dissapori familiari e antichi retaggi. Ruggini che sono poi riemerse dando vita alla violenta rissa scoppiata davanti agli occhi esterrefatti di famiglie e bambini che uscivano dal centro commerciale “I diamanti”. Una lite a colpi di spranghe e tubi di ferro - avvenuta per giunta a pochi passi dal Comando dell’Arma e sotto gli occhi, oltre che delle telecamere, anche di alcuni testimoni tra cui un carabiniere in pensione - costata ai cinque protagonisti l’arresto. In manette sono così finiti i fratelli albanesi Bajram e Agim Xhaferri di 52 e 42 anni e i connazionali Meli Qosja, 46enne sposato con una sorella dei primi due (rimasta in Albania), Nexhip Xhira, 51 e il nipote di quest’ultimo, Behar Allkja, 27, tutti residenti nel Lughese.

Condotti in tribunale, ieri il provvedimento è stato convalidato dal giudice Antonella Medi che, accogliendo le richieste del vice procuratore onorario Simona Bandini, ha disposto nei confronti dei cinque l’obbligo di firma ai carabinieri di Lugo due volte a settimana anche se in orari diversi per evitare ulteriori “incroci pericolosi”. In seguito alla richiesta dei difensori (l’avvocato Saverio Caruccio per i fratelli Xhaferri, l’avvocato Raffaele Coletta per gli altri tre) il processo per direttissima è stato aggiornato alla fine del mese.

Sull’accaduto sono in corso accertamenti da parte dei militari che stanno vagliando diversi scenari, non solo quello emerso finora e che vedrebbe come miccia i cattivi rapporti tra i fratelli Xhaferri e il cognato per vicende personali legate al rapporto tra quest’ultimo e la loro sorella. Frizioni che sarebbero all’origine della faida secondo le regole del Kanun, codice non scritto che per secoli ha regolato la vita sociale nel Nord dell’Albania e che ancora oggi viene seguito. Un rituale che prevede anche la vendetta personale e che potrebbe aver indotto alcuni dei protagonisti a scegliere quella strada per dirimere le questioni tra di loro. Nella vicenda sarebbero poi finiti anche gli altri connazionali che si sarebbero trovati nel posto sbagliato, al momento sbagliato, con la persona sbagliata. Ma sono molti gli aspetti da chiarire in una storia in cui il ruolo di presunte vittime e presunti carnefici si intreccia, si sovrappone e si confonde. Infatti tutti in aula, ad eccezione di Agim Xhaferri, hanno scelto di rispondere alle domande dei magistrati. Secondo Qosja, Xhira e Allkja i due fratelli li avrebbero incontrati e, dopo aver fatto cenno al secondo di abbassare il finestrino dell’auto, lo avrebbero colpito con un pugno, salvo poi allontanarsi e sorprenderli poco dopo alle spalle con alcuni arnesi da muratore presi da un furgone parcheggiato a poca distanza. Opposto invece il racconto di Bajram Xhaferri, che ha riferito di essere stato inseguito a ferito dagli altri tre.

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