Lunedì 26 Settembre 2016 | 02:14

LUGO: L'INCHIESTA SI ALLARGA

Morti sospette in corsia, indagati l'ex primario e l'ex caposala del reparto

Sono chiamati a rispondere di omicidio volontario in concorso per non aver informato tempestivamente la magistratura delle anomalie

Morti sospette in corsia, indagati l'ex primario e l'ex caposala del reparto

Il sostituto procuratore Angela Sforza e il procuratore capo Alessandro Mancini

RAVENNA. Pur avendo dei sospetti non avrebbero informato tempestivamente la magistratura gestendo internamente i problemi che stavano emergendo. E così facendo avrebbero in qualche modo favorito la condotta delittuosa contestata all’ex infermiera di Lugo Daniela Poggiali, accusata di aver ucciso la paziente 78enne Rosa Calderoni con un’iniezione letale di potassio.

Per questa ragione due dipendenti della stessa struttura sanitaria sono stati indagati per omicidio volontario in concorso; si tratta dell’allora direttore del reparto di medicina interna e dell’ex caposala attualmente in pensione. Stando a quanto trapelato ai due - difesi dagli avvocati Guido Magnisi e Roberto D’Errico di Bologna - nei giorni scorsi è stata notificata un’informazione di garanzia firmata dai pm titolari del fascicolo, il procuratore capo Alessandro Mancini e il sostituto procuratore Angela Scorza.

Un diverso atteggiamento avrebbe potuto evitare la morte della degente? Ad avviso degli inquirenti sì. Per questo i due dipendenti dell’Umberto I sono stati chiamati in causa per la loro condotta omissiva sulla base dell’articolo 40 capoverso del codice penale secondo cui il fatto di «non impedire un evento che si ha l’obbligo di impedire equivale a cagionarlo». Sulla base delle verifiche condotte finora dai carabinieri del Nucleo investigativo, il dirigente medico e l’ex caposala non avrebbero adottato le misure organizzative e procedurali idonee ad impedire la morte della paziente, morte che sarebbe stata materialmente commessa dall’ex infermiera per la quale, dopo la richiesta di giudizio immediato, il prossimo 16 ottobre si aprirà il processo davanti alla Corte d’assise (il suo legale, l’avvocato Stefano Dalla Valle, sta valutando quale strategia adottare, se puntare al dibattimento o se invece chiedere il rito abbreviato).

Per quanto riguarda le accuse, al primario viene addebitato il fatto di non essersi attivato nonostante i sospetti in merito alla morte di alcuni pazienti; sospetti di un certo tenore come evidenziato dalla richiesta di indagini irrituali e dalle autopsie amministrative disposte che sono state effettuate la primavera scorsa.

Mentre alla caposala viene attribuito il fatto di non aver vigilato sull’operato del personale infermieristico, soprattutto su quello della Poggiali, sul conto della quale diverse colleghe le avevano riferito episodi ed effettuato segnalato relative a situazioni anomale verificatesi nei turni in cui la donna era in servizio. (gi.ro.)

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