Venerdì 09 Dicembre 2016 | 12:28

Più letti oggi

 

TERRORE A TUNISI: IL RACCONTO

«I terroristi sparavano dai tetti, un proiettile ha sfiorato Enzo»

Parlano i ravennati scampati al massacro: «E' stato un incubo»

«I terroristi sparavano dai tetti, un proiettile ha sfiorato Enzo»

RAVENNA. «Ci sparavano dall’alto, dai tetti, abbiamo visto i terroristi fare fuoco e un proiettile che ha sfiorato Enzo. Allora siamo tornati tutti dentro al museo, le guardie ci hanno detto di seguirli nelle sale interne. E’ stato un incubo: sentivamo le urla e gli spari, e speravamo solo che i terroristi non arrivassero fino a noi».

Oriana Serrandrei parla al cellulare da Tunisi con la linea che va e viene, si sfoga e si scarica dopo una mattina da incubo “violando” le disposizioni della Farnesina che aveva chiesto di non sovraccaricare le linee in attesa di un ritorno alla normalità. Ma la normalità è solo un ricordo sul ponte della Msc Splendida ancorata al porto di Tunisi dove si contano feriti, dispersi e purtroppo anche morti.

«Siamo partiti domenica scorsa - racconta Oriana - e la visita al museo del Bardo era una delle poche escursioni che avevamo già prenotato. Siamo arrivati lì verso le 11.30 e dopo pochi minuti prima abbiamo sentito delle raffiche di mitra, poi delle urla in arabo. Non capivamo cosa succedesse, istintivamente siamo usciti fuori, ma a quel punto abbiamo visto che sparavano verso di noi dai tetti, c’erano dei cecchini, li abbiamo visti bene. I colpi erano diretti a noi, Enzo ha rischiato grosso. Allora delle persone in divisa ci hanno detto di seguirli e siamo entrati dentro di corsa. Lì siamo rimasti credo verso le 15, c’erano molti bambini, fino a quando ci hanno detto di uscire di corsa». Ed è stato in quel momento che le telecamere li hanno inquadrati in quella corsa verso la salvezza che è diventata quasi il simbolo della tragica giornata di ieri.

«Gli addetti alla sicurezza del museo ci hanno protetto tantissimo e ci ha tranquillizzato - aggiunge Oriana - ci hanno aiutato con grande coraggio. Lo stesso non possiamo dire della Compagnia, dopo per tornare sulla nave ci hanno fatto salire in 80 su un bus che credo ne potesse contenere al massimo 40».

Dal museo sotto assedio hanno mandato anche foto e sms a casa. Pose serene, nonostante l’angoscia. E ora c’è quasi voglia di sdrammatizzare, pensando più alle famiglie in Italia che a loro stessi. Come Paola Melandri che via sms racconta: «Per scappare così veloce mi sono dovuta improvvisare un’atleta. Per fortuna ora è tutto finito».

«Se proseguiremo la vacanza? Sì, anche perché - conclude Oriana - non abbiamo altre alternative».

 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Corriere di Romagna

Caratteri rimanenti: 1000