Mercoledì 28 Settembre 2016 | 02:02

DON DESIO ALLA SBARRA

La Curia: «Chiediamo i danni anche noi ma non toglieremo nulla alle vittime»

La Diocesi: «A quei ragazzi, siamo vicini. Condanna e distanza assoluta da quei tragici fatti»

La Curia: «Chiediamo i danni anche noi ma non toglieremo nulla alle vittime»

RAVENNA. Gesto simbolico più che processuale, per dichiarare apertamente la «condanna e la distanza assoluta» da quanto fatto da don Desio e per mettersi dalla parte della comunità, anch’essa vittima di quegli abusi. Difficile sapere oggi se il risarcimento che la Diocesi chiederà a don Giovanni Desio, a processo per violenza sessuale su minori, sarà solo simbolico o invece economicamente rilevante - «d’altronde, quelle son cose dal valore milionario» -, ma di certo prima di tutto, dice la Curia, ci sono i ragazzi: «A loro siamo vicini»: «Inutile andare a sottrarre loro le risorse, queste devono andare prima di tutto alle vittime», chiarisce il legale della Chiesa ravennate, Enrico Maria Saviotti, che parla al posto del vescovo. Lui, monsignor Ghizzoni, l’indomani dell’apertura del processo a don Desio preferisce non parlare e non commentare le frasi di chi accusa la Chiesa di non aver chiesto scusa alle vittime del sacerdote di Casalborsetti.

Dunque è per porre la «distanza assoluta» tra sé e don Desio che la Curia ha deciso di costituirsi parte civile, assieme a due vittime e all’associazione “Dalla parte dei minori”, nel processo aperto nei confronti del sacerdote per atti sessuali e violenza sessuale su minori, adescamento di minori e sostituzione di persona. «Siamo vicini alle vittime e il vescovo ha mostrato la sua vicinanza a tutta la comunità ferita l’indomani dell’arresto di don Desio andando direttamente a Casalborsetti a incontrare il paese - ricorda l’avvocato Saviotti -. Ci fu anche un incontro con tutti i sacerdoti della diocesi. In quella sede, quei terribili fatti furono stigmatizzati e la Curia chiese scusa. Poi, però, si è scelto di non cercare le famiglie delle vittime per non essere inopportuni: la vicenda è delicata, anche da un punto di vista processuale».

Insomma, la Curia si sente ferita. Ferita quanto la comunità che al prete 52enne, ora ai domiciliari in una struttura di riabilitazione per religiosi in Umbria, faceva affidamento. Ma di chiedere scusa alle vittime, con un messaggio chiaro e diretto, sulla scorta di quanto fatto da Papa Francesco per tutti i preti pedofili, ancora non se ne parla. Il vescovo Lorenzo Ghizzoni, oggi, preferisce non parlare: qualsiasi riflessione sul caso don Desio è rimandata a un editoriale che potrebbe uscire sul prossimo numero di Risveglio 2000, il settimanale della Diocesi, un tempo diretto proprio da Desio. «Siamo in realtà in linea con il messaggio di Papa Francesco - argomenta al posto del vescovo l’avvocato Saviotti -. A quei ragazzi siamo vicini. Per questo, anche sul fronte dei risarcimenti, è a loro che si deve pensare prima di tutto». (p.c.)

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