Sabato 01 Ottobre 2016 | 10:41

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LA SENTENZA

Fu accusata di essere una finta cieca ma l'Inps viene sconfitta in tribunale

Fu anche insultata per strada. "Per me questa è la fine di un incubo"

Fu accusata di essere una finta cieca ma l'Inps viene sconfitta in tribunale

RAVENNA. Anche il giudice che doveva decidere della sua pensione di invalidità le ha dato ragione: rigettato il ricorso dell’Inps, il sostegno economico rimarrà dunque alla parrucchiera di Lugo, prima accusata di aver truffato lo Stato fingendosi cieca, poi assolta in primo grado in tribunale una volta accertata la sua reale cecità. La pensione che, in un primo momento, le era stata messa parzialmente sotto sequestro, rimarrà a lei di diritto. Ma lo choc è difficile da superare: alla notizia dell’ultima vittoria legale, la 65enne è esplosa in lacrime.

«E’ la fine di un incubo», ha commentato il suo legale, ma per la donna - passata anche da una brutta depressione - sono difficili da dimenticare gli insulti per strada e le telefonate minatorie.

La vicenda fece molto scalpore, all’epoca. La signora risulta affetta da una grave retinite pigmentosa, una malattia degenerativa che le venne diagnostica nel 1986 e per la quale nel 2008 venne riconosciuta come cieca totale. Nonostante questo, come documentato dai video delle Fiamme gialle che fecero il giro del Paese, riusciva a muoversi autonomamente in bici, attraversare la strada, persino sistemare l’acconciatura delle clienti o guardare il giornale. Abbastanza, secondo gli inquirenti, per lasciare spazio all’ipotesi di truffa.

La consulenza medica e l’elettro-retinogramma effettuati confermarono invece che la funzionalità retinica della paziente era gravemente compromessa, anzi «estinta». La donna, insomma, è a tutti gli effetti una non vedente. Il fatto che riuscisse a compiere attività apparentemente contrastanti con quella diagnosi è stato spiegato dal medico come frutto dello sviluppo di altri sensi e come forma di adattamento al mondo esterno.

La patologia di cui è affetta, infatti, è progressiva, ma il peggioramento dell’acuità visiva avviene in modo lento e questo permette a chi ne soffre di svolgere - seppur con dei limiti - attività ripetitive collaudate, sopperendo in altro modo ai deficit visivi, ad esempio contando il numero di passi o pedalate per camminare e muoversi in bici. Per tutte queste ragioni, forte della perizia, in primo grado la donna venne assolta e parte della pensione che le venne sequestrata, le fu sbloccata.

Nel frattempo, però, la parrucchiera aveva presentato ricorso alla revoca della pensione, come richiesto dall’Inps: il giudice le diede ragione. Nel caso contrario, la donna sarebbe stata costretta a restituire l’intera pensione percepita negli ultimi anni come cieca totale. L’Inps ha però presentato ricorso alla decisione del tribunale e proprio un paio di giorni fa è arrivata la decisione definitiva in Appello: ricorso respinto e la pensione rimane tutta in mano alla signora. Ma prima ancora del processo penale o di quello “amministrativo”, è stato quello mediatico a farle più male. «Nonostante fosse conosciuta in paese, non tutti furono dalla sua – ricorda oggi Michele Lombini, suo difensore assieme all’avvocato Erica Appi -: c’è chi la insultò per strada, chi la minacciò. Ieri quando le ho detto della decisione del giudice ha pianto, ma è ancora molto provata dalla vicenda». Ora si attende il processo penale di Appello, ma la data non è ancora fissata.

 

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