Venerdì 30 Settembre 2016 | 10:19

MORTI SOSPETTE IN CORSIA

Licenziata per le foto choc, l'infermiera rivuole il posto

E anche la collega fa appello. Presentato ricorso, e intanto la procura proroga le indagini per vilipendio di cadavere

Licenziata per le foto choc, l'infermiera rivuole il posto

RAVENNA. Daniela Poggiali rivuole il posto di infermiera all’ospedale di Lugo. E ieri il suo legale - l’avvocato Stefano Dalla Valle - ha depositato in cancelleria appello alla sentenza del giudice del Lavoro Roberto Riverso che giusto un mese fa aveva confermato il licenziamento per giusta causa da parte dell’Ausl.

L’azienda sanitaria aveva interrotto il rapporto lavorativo in corso sulla base di episodi: un presunto furto di 10 euro ai danni del marito di una degente e le ormai “famose” foto choc che ritraevano la Poggiali in atteggiamenti irriguardosi vicino a una paziente centenaria appena morta all’ospedale di Lugo.

Il giudice aveva “scagionato” per il furto l’infermiera (ora in carcere con l’accusa di aver ucciso con un’iniezione di potassio la 78enne Rosa Calderoni lo scorso 8 aprile) per mancanze di prove certe della sua responsabilità, ma aveva duramente censurato quegli scatti che hanno fatto il giro del mondo.

«L’irrisione della persona deceduta da parte di un’infermiera - aveva scritto il giudice - vale la pedofilia del sacerdote, la sentenza venduta del giudice, il medico che specula sulla salute del paziente, la maestra che abusa dell’infante, l’imprenditore che ride su un terremoto, il politico che patteggia con un mafioso, l’avvocato che tradisce il proprio cliente, lo sportivo che bara». Riverso aveva inoltre sottolineato come la gravità di quel gesto rendesse superflua ogni valutazione sulla presenza o meno di premeditazione e che non contasse nemmeno - ai fini del suo giudizio - il pesante contesto accusatorio in cui la vicenda era inserita. Il legale della Poggiali preannuncia però una nuova battaglia sul filo del diritto nelle 20 pagine del suo appello contro il licenziamento. Una misura presa anche contro Sara Pausini, la collega che (difesa dagli avvocati Carlo Benini e Antonio Luciani) quel giorno di un anno fa scattò quelle foto inviate via Whatsapp alla Poggiali con il commento “Ciao Sciupeda!”. La Poggiali rispose con “Br...la vita e la morte”. Anche la pausini ha impugnato il provvedimento e per lei l’udienza di fronte al Giudice del Lavoro è stata fissata agli inizi di Aprile.

Sempre in questi giorni alla Poggiali è stato notificata la proroga delle indagini relative alle foto choc, la procura ipotizza il reato di vilipendio di cadavere.

L’ex infermiera, al centro dell’indagine su circa 90 morti sospette, si era giustificata dicendo di aver subito cancellato quelle foto. Eppure i carabinieri del Reparto Operativo gliele ritrovarono sul cellulare circa due mesi dopo, il 12 aprile del 2014. Giorno in cui eseguirono la prima perquisizione dell’inchiesta per omicidio.

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