Sabato 03 Dicembre 2016 | 20:38

GALLETTI ABBIOSI

La rabbia delle orfanelle

«La città ci ha voltato le spalle. Ora troviamo un accordo»

Cristina Rizzi

Cristina Rizzi

RAVENNA. Le orfanelle del Galletti Abbiosi non si danno pace. Si sentono dimenticate, osteggiate e sono fermamente convinte di aver subito una grande ingiustizia; ieri si sono ritrovate in via Pasolini, nella sede delle edizioni del Girasole, per la presentazione del libro “Il testamento tradito – La beffa dopo l’inganno”, scritto da Cristina Rizzi. L’autrice ha dedicato il libro a sua madre Franca Daziari, che fu una delle ospiti dell’orfanotrofio.

Nella sala di via Pasolini, nel corso della presentazione del volume, le orfanelle hanno fatto fatica a trattenere la rabbia. «Questa città ci ha voltato le spalle - hanno detto -. A Ravenna hanno tutti paura di mettersi contro certi poteri. Ci stanno ostacolando in ogni modo».

Il libro ha fatto riemergere ricordi lontani. La durissima vita all’interno dell’orfanotrofio, che fu chiuso nel 1974, è narrata anche nelle pagine scritte da Cristina Rizzi: «Mia madre – dice - descriveva l’orfanotrofio come un carcere» .

Nel ripercorrere le vicende dell’orfanotrofio, l’editore Ivan Simonini ha lanciato una proposta per risolvere la disputa che sta proseguendo a livello giudiziario tra le orfanelle e la Fondazione Galletti Abbiosi, di cui fanno parte Curia, Comune, Fondazione Cassa di Risparmio e Casa Matha: «Invito le parti a trovare una soluzione per il bene di tutta la città – dice Simonini -: ci vuole una transazione equa extragiudiziale. Ci sarebbero indubbi vantaggi per entrambe le parti. I beni, che sono stati bloccati in attesa del giudizio del tribunale, tornerebbero nelle disponibilità della Fondazione. L’ente dal canto suo potrebbe arrivare a stanziare una congrua cifra di risarcimento per le sfortunate protagoniste della vicenda. Molte di loro oggi vivono infatti in condizioni modeste se non precarie».

Le orfanelle hanno ricordato gli anni vissuti nella struttura: «Alcune di noi svenivano per la fame – raccontano -. Ci hanno fatto vivere tra gli stenti e poi abbiamo saputo che in realtà i fondi per garantire un’esistenza decorosa erano largamente a disposizione. Avevamo solo l’acqua fredda, a cena ci davano un po’ di burro con lo zucchero sopra. Non potevamo nemmeno specchiarci e chi veniva sorpreso a cercare la propria immagine riflessa nel vetro era punito severamente».

La sentenza del tribunale ha riconosciuto, nel 2012, che il testamento del conte Carlo Galletti Abbiosi non è stato rispettato, ma contemporaneamente ha sancito che ogni responsabilità è stata coperta dalla prescrizione. Alcune delle protagoniste sono andate in appello ma per avere una risposta dovranno attendere molto tempo; l’udienza è prevista per il 2019.

«Ho scritto questo libro per ristabilire una verità che è stata calpestata più volte – racconta Cristina Rizzi -. Ciò che è successo è indegno e non si può lasciare nascosto. Lo devo a mia madre, alle orfanelle e al conte Galletti Abbiosi».

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