Domenica 04 Dicembre 2016 | 21:18

ACCUSE DI FALSO E CONCUSSIONE

Inchiesta sulla sanità, chiesto il processo per per Carradori e Baldassarri

Nei guai anche l'ex assessore regionale Lusenti

Inchiesta sulla sanità, chiesto il processo per  per Carradori e Baldassarri

RAVENNA. La procura di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex assessore alla Sanità della Regione Emilia-Romagna, Carlo Lusenti, per Tiziano Carradori, attuale direttore generale alla Sanità, e per la cervese Bruna Baldassarri, dirigente dell’assessorato ed ex direttore dell’ospedale di Faenza e di quello di Lugo. Per Lusenti l’accusa è di falso, mentre per i due dirigenti c’è anche la concussione. A Carradori, poi, in concorso con Lusenti, è contestato anche il falso. L’inchiesta della procura partì in seguito ad un esposto di Hesperia Hospital, realtà modenese che aveva denunciato presunte irregolarità nell’attribuzione di fondi alle case di cura.

L’accusa. Secondo il pm Plazzi, Lusenti e i due dirigenti avrebbero favorito, nelle procedure di accreditamento per l’alta specialità, alcune cliniche del gruppo Gvm Care&research (tra cui Villa Maria Cecilia a Ravenna) a scapito della clinica modenese Hesperia Hospital, che nel giugno 2013 presentò l’esposto che ha dato il via all’inchiesta. I due dirigenti Carradori e Baldassarri, in una serie di incontri, avrebbero minacciato e tentato di costringere il legale rappresentante di Hesperia, Maria Laura Garofalo, a firmare un rinnovo della convenzione (per la fornitura di prestazioni specialistiche) in cui erano contenute clausole false, come l’attestazione che Villa Torri e Villa Salus avessero rispettato un determinato numero di interventi svolti (mentre non era vero), requisito necessario all’accreditamento. In sostanza, dunque, i dirigenti regionali si sarebbero mossi per “mantenere le esistenti condizioni contrattuali” e assicurare alle cliniche del gruppo Gvm “il consolidamento dei guadagni fino a quel momento irregolarmente realizzati”, è scritto nella richiesta di rinvio a giudizio. Ma Hesperia non chinò il capo. E di fronte al rifiuto a sottoscrivere l’accordo, i due dirigenti sarebbero passati dalle pressioni alle minacce: se Garofalo non firmava l’accordo avrebbe perso dei soldi; se avesse accettato avrebbe potuto guadagnare di più.

Ricavi a rischio. Nella richiesta di rinvio a giudizio si legge che Carradori e Baldassarri avrebbero “prospettato a Hesperia la possibilità di perdita di flusso economico” se non avesse “sottoscritto il documento così predisposto”, mentre avrebbero garantito “più allettanti contenuti economici nel nuovo accordo in cambio di una completa accettazione da parte di Hesperia di un preliminare riconoscimento di regolare esecuzione degli accordi di convenzione fino a quel momento vigenti”. Ma Hesperia non arretrò, ragion per cui Carradori passò alle vie di fatto.

L’ex assessore era “consapevole”. Secondo la procura, il dirigente dell’assessorato alla Sanità decise di far effettuare, pressoché a sorpresa una visita di verifica dei requisiti per l’accreditamento di Hesperia. L’ultimo step (prima di arrivare alla firma di un accordo separato), fu “l’implicita minaccia di un mancato rinnovo degli accordi contrattuali”, non essendosi ricomposti i contrasti sul contenuto dell’accordo. La partita si risolse poi, appunto, con un accordo separato tra la Regione ed Hesperia, firmato l’11 giugno e penalizzante per la clinica modenese, che infatti poi si rivolse alla procura. Nell’accordo, infatti, oltre a riconoscere la regolarità dell’accordo firmato con Gvm, di fatto Hesperia perdeva “la remunerazione per alcuni interventi” mantenuta invece nell’accordo firmato dal gruppo Gvm il 5 febbraio 2013. La richiesta di processo riguarda anche l’ex assessore alla Sanità Lusenti, per aver firmato gli accordi (predisposti da Carradori) contenenti “fatti non corrispondenti al vero”: falsità di cui “vi era consapevolezza”, scrive il pm, dal momento che Hesperia aveva fatto “espresse contestazioni”.

La difesa. «La difesa aveva fornito al pm tutti gli elementi atti a dimostrare l’insussistenza dei fatti con richiesta di voler disporre quindi, l’archiviazione del procedimento. Così non è stato, ma siamo assolutamente convinti che sarà ora il Giudice dell’udienza preliminare a riconoscere, appunto, la totale infondatezza di ogni preteso addebito». Così l’avvocato Nicola Mazzacuva, che assieme al collega Mariano Rossetti difende l’ex assessore regionale alla salute Lusenti e i dirigenti Carradori e Baldassarri.

 

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