Mercoledì 07 Dicembre 2016 | 09:39

PSICHIATRIA

Stabilire un limite

Leggo in data 28 dicembre la notizia sulla denuncia per maltrattamenti contro 2 maestre da parte di un bambino ipercinetico di una scuola della Valmarecchia.

Com’era lecito aspettarsi in un caso simile, emerge il vero e proprio terrore dei compagni nell’affrontare un coetaneo che può arrivare a rendere impossibile l’apprendimento e il mantenimento di un clima di serenità in classe, nonché le proteste dei genitori degli alunni spaventati.

Senza addentrarmi in considerazioni di psicologia o psichiatria che non mi competono, mi limito a stigmatizzare quel filone di pensiero con cui si pavoneggiano i soloni della legge Basaglia, che cancellò con un tratto di penna i manicomi, secondo i quali esistono sempre e comunque interventi educativi che possano ricondurre chi ha problemi psichici alla pacifica convivenza con gli altri.

Siccome un po’ di esperienza nel campo l’ho fatta anch’io, lavorandoci ma soprattutto ascoltando le testimonianze di chi vi opera da 30-40 anni, sarebbe anche ora di rendersi conto che taluni malati operano secondo quella che chiamerei lucida follia, ovvero marciano astutamente sulla loro diagnosi per poter conseguire i loro obiettivi perversi, questi sì probabilmente determinati dalla malattia.

Malati che si permettono di aggredire gli operatori perchè sanno benissimo che non subiranno nessuna conseguenza penale, minori difficili che riescono a tenere sotto ricatto gli operatori delle strutture in cui risiedono con la minaccia di aggressioni o danneggiamenti, nonchè bambini con problematiche simili a quello citato nell’articolo infilati forzosamente in classi comuni dove a volte non vi sarebbe altro rimedio che la contenzione fisica per permettere agli altri di seguire le lezioni o di stare un minimo tranquilli. I tentativi di integrare queste persone nella civile convivenza sono sacrosanti, ma dev’esserci anche un limite temporale oltre il quale dire basta! Ricordiamo il caso del pluriomicida evaso di recente durante un permesso premio: 3 permessi, 3 omicidi, e l’ultima volta? Come per miracolo, dichiarato guarito! Trovo vomitevole ridare continuamente delle chance di reinserimento non assistito a queste persone a prezzo della vita altrui. Sì, una volta forse i manicomi erano dei lager, ma ci sono casi in cui certi individui non possono essere lasciati liberi come comuni cittadini finché non ripetono qualche scelleratezza. Il tanto deplorato rigore dei tempi passati provocherebbe levate di scudi di tanti benpensanti ma, forse, salverebbe qualche vita o almeno qualche percossa

Loris Bugli

Rimini

 

 

 

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