Martedì 06 Dicembre 2016 | 06:44

INSEGNARE

Giovani e futuro

 

“Il movimento del braccio nella schiacciata...”. Rileggo sul registro gli appunti dell’ultima lezione fatta con quella classe. “Passo a correggere uno per uno...”. Già, anche (e lo sguardo di) M. e il suo sguardo.

M. è un ragazzone di oltre un metro e ottanta e la sua spalla ha un volume di muscoli doppio della mia. Me ne sono accorto bene quando gli ho manovrato il braccio per fargli sentire il movimento. “Vedi, per colpire la palla devi prima caricare la spalla, altrimenti sprechi forza - e gli ho posizionato il braccio in alto, la mano sopra la testa - … sì, bravo, ma senza ruotare il tronco...”. Due, tre volte, ma non gli riesce. Allora si gira verso di me, che sono alle sue spalle per guidargli meglio il movimento. E il suo sguardo mi trafigge. La scuola è un disagio per M.; e non solo a scuola. La mamma piangeva alle udienze: disimpegno, incomunicabilità, violenza... Uno dei tanti.

Interrompe i miei pensieri la voce di Padre Livio: inizia il commento alla stampa di Radio Maria. Da anni preparo le lezioni la mattina, prima di andare a scuola, alzandomi presto se serve. Ma quando, come oggi, non entro alla prima ora, ascolto la rubrica delle 9,. Approfitto di quella mezz’oretta per fare colazione e rassettare la cucina.

“Il 45 per cento delle imprese denuncia la difficoltà di reperire personale qualificato, cioè con competenze adeguate al ruolo che dovrebbe ricoprire nel lavoro”. È un’indagine del “Corriere della Sera”. “Se è vero che la mancanza di lavoro è un dramma per le giovani generazioni, è altrettanto vero che molto larga è la forbice tra preparazione scolastica ed esigenze del mondo del lavoro. Comunicazione e collaborazione tra le due realtà appaiono sempre più indispensabili”. Dovremmo fare come in Germania - commenta Padre Livio - dove questa prassi è diffusa. Lì solo il 22 per cento delle imprese ha questa difficoltà, dice il “Corriere”. E anche l’Università...”. Giusto, sacrosanto. Ma M.? Quando uno sente tutto il mondo contro, quando il passato è un cimitero e il futuro non ha luce? Però quello sguardo, per un attimo. Due occhi che chiedono; ringraziano e chiedono: “Come si fa?”. Il commento alla stampa è finito. Dieci minuti e devo uscire; mezz’ora sarò in palestra con i miei alunni. Raccolgo le idee: devo fargli sentire che se ruota il tronco non riesce a controllare bene la spalla...

Ne va dell’economia mondiale. Ne va del destino di M.

Alberto Fornari

(Forlì)

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