Mercoledì 07 Dicembre 2016 | 09:39

LEGGE ELETTORALE

La sovranità appartiene al popolo

 

“La sovranità appartiene al popolo …”

Permettetemi di iniziare queste mie considerazioni con le parole dell’art.1 della nostra Costituzione.

In questi giorni si parla molto di modifica delle regole che stanno alla base delle nostre Istituzioni e che rendono lento e farraginoso l’iter dell’attività legislativa e governativa. Credo che siano ben pochi gli Italiani che non ritengano che delle modifiche alle Regole siano necessarie.

Dopo che per tanti anni un sostanziale immobilismo ha regnato anche in questo ambito e che la tensione verso una qualche forma di innovazione è cresciuta sempre più d’intensità, non avendo potuto ottenere libero sfogo mediante il fisiologico adeguamento delle regole ai tempi, penso che ora sia comunque fondamentale mantenere la capacità di distinguere tra novità buone ed opportune e novità inutili o dannose, senza farsi contagiare da una pericolosa febbre di nuovismo.

E’ con questo stato d’animo che mi chiedo se, nel momento in cui si pone mano anche alla legge elettorale, abbia senso concentrarsi principalmente sul tema della governabilità.

Spesso la nostra attuale Costituzione è stata lodata per i suoi meccanismi di pesi e contrappesi, ed è grazie a questi e ad una “fortunata” distribuzione dei voti degli Italiani che abbiamo evitato, in quest’ultima tornata elettorale, che una legge elettorale scarsamente “rappresentativa” assegnasse una maggioranza assoluta in entrambi i rami del Parlamento ad una coalizione che aveva ottenuto la fiducia di meno di 1/3 degli elettori.

Non sono sicuro che la governabilità, che probabilmente così si sarebbe raggiunta, sarebbe stata tanto apprezzata da quei 2/3 di cittadini che, relegati all’opposizione, avrebbero avuto ben più che qualche dubbio su come quella legge garantiva la loro sovranità.

Ho più volte pensato che meccanismi che garantiscano la governabilità possano comunque risultare utili, non per correggere l’immaturità del Paese, ma quella della sua classe dirigente. E’ il popolo, infatti, che detiene la sovranità, e se il consenso elettorale si suddivide in modo pressoché analogo su tre – o più – partiti o coalizioni, è la classe politica che DEVE fare i conti con questa situazione oggettiva ed ha ben poche scusanti per cercare di alterarla artificiosamente al fine di facilitarsi il compito di governare (e legiferare).

Stupisce inoltre constatare come si tenda ora a far passare per una grande modifica quella che sembra invece essere una sostanziale restaurazione – in termini generali – della legge elettorale precedente, il Porcellum, già dichiarata anticostituzionale e per questo modificata dalla Consulta.

La “nuova” legge assegnerebbe una maggioranza assoluta in quella Camera - che diventerebbe ora l’unica a dare la fiducia al Governo (senza quindi il “contrappeso” del Senato) - al partito o alle liste che ottenessero il consenso di anche solo un 35-36% dell’elettorato… garantendo così una maggioranza di governo a chi NON HA LA FIDUCIA del 60-65% del Paese (e ricacciandoci quindi proprio in quella condizione anomala che abbiamo evitato lo scorso febbraio 2013 per una fortuita combinazione di eventi).

Siamo proprio sicuri che in questo caso il nuovo non sia peggio (o solo appena meglio) del vecchio ?

Se già si cambiano i ruoli delle Camere, riducendo i contrappesi, non sarà preferibile garantire maggiormente la sovranità popolare nell’unica Camera elettiva rimasta?

L’unica vera novità che si ipotizza relativamente ad una pretesa “nuova” legge elettorale è quella di realizzare un ballottaggio tra i due partiti o le due coalizioni che hanno avuto il maggior consenso, qualora nessuna lista raggiunga la soglia del 35% dei voti.

Perché allora non adottare questo meccanismo indipendentemente dalla soglia del 35%, riconoscendo veramente alla sovranità popolare la selezione di quale debba essere, tra le due liste più votate, quella che i cittadini direttamente chiamano a governare il Paese ?… la sovranità appartiene al popolo.

Grazie e cordiali saluti

 

 

 

Stefano Carboni

 

 

 

 

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