Itinerario

Alle pendici del Fumaiolo

Quelli che scendono dal Fumaiolo sono fiumi di straordinaria importanza storica, come il biondo Tevere, o che portano acqua a gran parte della pianura romagnola come il Savio e il Marecchia

di TRAIL ROMAGNA

ALLE PENDICI DEL FUMAIOLO

Pochi sanno che il Monte Fumaiolo si chiama così non per il fumo della combustione di cataste di legna che diventavano carbonella ma da Fiumarolo cioè montagna (ma sarebbe più corretto chiamarlo bacino imbrifero) dalle cui pendici nascono molti corsi d’acqua. Quelli che scendono dal Fumaiolo poi sono fiumi di straordinaria importanza storica come il biondo Tevere, «il fiume sacro ai destini di Roma», o che portano acqua a gran parte della pianura romagnola come il Savio che scende fino a Cesena, «colei cui il Savio bagna il fianco fra tirannia si vive e stato franco», e infine il Marecchia che, a Rimini, scorreva, prima della deviazione, sotto le auguste arcate del ponte di Tiberio. Di qui inizia la via Emilia.

Il percorso proposto si snoda intorno a buona parte dei versanti della cima del Monte Fumaiolo per raggiungere storie di donne e uomini, della loro fatica, della fede, del difficile ma affascinante rapporto con la montagna, i suoi boschi e i suoi animali. A segnalarli e a curarli è l’appassionato impegno dell’Associazione Fumaiolo Sentieri. Il luogo di partenza è un spiazzo dal nome evocativo, “il faggio scritto”. Calcolate un’ora da Cesena: E45, uscita Verghereto e seguite le indicazioni per il Fumaiolo. Poco prima del passo sulla sinistra l’indicazione “rifugio Biancaneve” vi indirizzerà lungo una comoda strada bianca che termina appunto allo spiazzo dove solitamente si trova parcheggio. Dal lato destro parte il sentiero 125 che scende fino all’Eremo di Sant’Alberico dove ancora oggi vive un eremita, ma noi lo incontreremo più tardi perché dopo mezz’ora circa prenderemo a sinistra il sentiero 121 che scende, attraverso i boschi e le radure di Pian dei Petricci, fino al monastero di San Giovanni in ambo Para (o Celle di Sant’Alberico) cioè fra i due rami del torrente Para, affluente del Savio. Qui una fontana offre acqua purissima e fresca. Dal monastero – oggi sapientemente restaurato ma di proprietà privata – s’inizia dolcemente a risalire a destra lungo la strada sterrata (sentiero 133, Cammino di San Vicinio) che dopo un po’ s’impennerà, sulla destra, verso l’Eremo ritornando lungo il sentiero 125. La salita fino all’Eremo è molto breve ma ripida da prendere con calma. Sosta all’Eremo, luogo di preghiera e di silenzio, per vedere la tomba del beato Quintino Sicuro, l’eremita che diede nuova vita al luogo e la cappella con la reliquia del santo. Si riprende a salire sulla destra dell’Eremo seguendo le indicazioni per “il faggio scritto” fino a ritornare alla partenza dopo tre ore circa di cammino, soste escluse.

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