Lunedì 26 Settembre 2016 | 05:38

AMBIENTE

Ecco le rive del Santerno disboscate

Gli effetti del massiccio intervento di ripulitura dopo la piena dello scorso settembre

Ecco le rive del Santerno disboscate

IMOLA. Che si sarebbe trattato di una drastica “ripulitura” lo si era capito fin dall’inizio. Ovvero fin da quando, la piena eccezionale dello scorso settembre aveva allagato lungofiume, strade, paddock dell’autodromo, e parte del quartiere Campanella creando gravi danni.
A favorire l’esondazione, a parte la portata eccezionale di acqua piovuta a Firenzuola e scesa vorticosamente a valle, era stato il fatto che, dopo anni di mancata pulizia degli argini, il Santerno aveva ammassato una enorme quantità di arbusti, tronchi e resti della fitta vegetazione strappata dalle rive, ostruendo così in larga parte anche i ponti sotto cui il fiume passa dal tratto urbano verso valle, provocando un nefasto effetto diga. Per la verità lo stesso effetto, con danno per le campagne circostanti, si era verificato già altre volte nelle zone più a nord, fra il ponte della ferrovia e dell’autostrada, ma nell’occasione, interessando anche la città, i danni erano stati ben più visibili e preoccupanti. Come spesso accade, di fronte al danno, forse in parte già evitabile allora, si è deciso di andare giù pesante con una ripulitura delle sponde del Santerno che è andata ben oltre lo sfalcio di una manutenzione normale. A ottobre scorso, il Comune, di concerto con il servizio tecnico di bacino della Regione, aveva presentato pubblicamente, invitando sulle sponde del fiume anche le associazioni ambientaliste, il piano di ripulitura che aveva in mente. Allora l’assessore all’ambiente Davide Tronconi sottolineò come, pur intervenendo con forza, per evitare in vista di piene future gli stessi effetti, il Comune non avrebbe comunque attuato quanto concesso dalla stessa autorità di bacino, che avrebbe consentito di radere al suolo tutta la vegetazione nei primi dieci metri di sponda, il Comune si sarebbe fermato a 4 metri. E ora che gli effetti della ripulitura cominciano ad essere ben visibili, acuiti anche dalla stagione invernale che rende tutto più spoglio, vien da dire “per fortuna”. «Abbiamo terminato i lavori di pulizia sul tratto urbano - conferma l’assessore Davide Tronconi -, ovvero 3,1 chilometri dei 12 chilometri complessivi su cui volevamo intervenire (rispetto ai totali 16 chilometri di fiume in territorio imolese, ndr). Restano solo da spianare alcuni cumuli di terra ma aspettiamo che si asciughi, quindi a febbraio, se non c’è neve, semineremo l’erba». Non si è trattato comunque solo di sfalci di vegetazione e arbusti e abbattimenti di veri e propri alberi che comunque sono stati di più dei circa 272 preventivati e che sono arrivati oltre 300. «A San Prospero c’erano un paio di frane dell’argine che sono state ripristinate - spiega ancora Tronconi -. A monte della Tosa siamo intervenuti per un chilometro e mezzo in sinistra idrografica pulendo le sponde dagli alberi secchi e dalla vegetazione e in quel punto non era mai stato fatto . Abbiamo liberato tutti i ponti; alla Tosa ci sono solo alcuni tronchi vecchi che sono arrivati di recente con lo scioglimento della neve in Vallata, ma sono solo pezzi e non costituiscono un problema». Sono in via di ripristino anche i barbecue in pietra lungo la via Tiro a Segno «che sono stati danneggiati dalla piena - spiega Tronconi -. Ne aggiusteremo tre, mentre uno dovrà essere rifatto completamente. Poi dovremo ripulire u isolotto a valle del ponte della ferrovia e rimettere a posto le staccionate in legno». Dall’azienda che ha tagliato e venduto la legna a una centrale di biomasse a Ferrara, tolte le spese per tutti i lavori fatti, il Comune riceverà 7mila euro (manca la pesatura di quella tagliata a monte del ponte della Tosa che è ancora accatastata). «Che non verranno versati in moneta ma in altre opere del valore corrispettivo, in particolare per altri interventi a monte del ponte della Tosa e verifiche sul fondo fluviale» specifica Tronconi. Quanto a eventuali ripiantumazioni per il momento se ne ragiona ma non c’è un progetto pronto. «L’intenzione da me dichiarata fin da principio era quella di porre a dimora nuove piante in alcuni punti dove era possibile - assicura l’assessore - ovviamente senza ricreare situazioni di rischio dal momento che tutto questo lavoro è stato fatto apposta per ridurlo».

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