Martedì 06 Dicembre 2016 | 09:05

MUSEI

Presto in mostra la bambola "segreta"

Fu fatta su misura, con le fattezze, i capelli e i vestiti della moglie defunta di uno degli ultimi conti

Presto in mostra la bambola "segreta"

IMOLA. Forse non tutti sanno che tra i tesori di palazzo Tozzoni ce n’è uno unico, del tutto originale, sia per dimensioni che per significato.

Si tratta della bambola di Orsola Baldini Tozzoni, un manufatto dell’800 che ripropone le fattezze della consorte di uno dei conti Tozzoni morta molto giovane. Il manichino, mai fatto vedere al pubblico finora, da tempo è sotto restauro e dalla prossima primavera sarà incluso nel percorso visita del palazzo. «Pur essendo un oggetto del tutto particolare, legato a una storia triste e intima, fa parte della storia della città e presto tutti potranno condividerla» anticipa la direttrice dei musei civici imolesi Claudia Pedrini.

La storia ci riporta indietro nel tempo, precisamente nel 1819, anno in cui Giorgio Barbato Tozzoni, sposa Orsola Baldini di Faenza. In occasione delle loro nozze fecero realizzare l’appartamento imperiale dentro a palazzo Tozzoni, rendendolo uno dei punti più pregiati di quello che oggi è quella che oggi è la casa-museo di via Garibaldi. Purtroppo la storia d’amore tra i due non poté durare a lungo, a causa della prematura scomparsa della contessa. Non rassegnato all’idea di non aver più in casa l’amata consorte, il conte rimasto vedovo decise di far realizzare un manichino con le fattezze della moglie, rispettandone altezza e tratti somatici, vestendolo con abiti da lei realmente indossati.

«Un modo certamente singolare per ricordare la propria moglie scomparsa, un caso più unico che raro - racconta la Pedrini -. Purtroppo l’opera stava versando in condizioni gravissime e andava restaurata con urgenza. Il materiale originale dell’epoca era molto deteriorato e sarebbe stato un vero peccato perdere il manichino completamente. Per questo abbiamo segnalato il caso all’Istituto dei beni culturali dell’Emilia Romagna che si è fatto carico di rimetterla in sesto. Il restauro è avvenuto nei laboratori di Albinea (Modena) e da poco l’opera è tornata a Imola».

Oltre al restauro, l’Ibc è inoltre intervenuto di nuovo, questa volta erogando 9.000 euro al Comune di Imola per la cura dell’allestimento dell’opera. «Qui i lavori devono ancora iniziare. Grazie a quel contributo riusciamo a sistemare una sala che da primavera farà parte del percorso visita della casa-museo. Stiamo anche raccogliendo documentazioni per realizzare una pubblicazione che racconti il manichino, i due coniugi e gli ambienti che grazie a loro hanno impreziosito il palazzo».

Il legame con i Tozzoni, originari di Bologna, e la città di Imola ebbe origine nel XV secolo. Per sei secoli la loro dimora è stata il palazzo posto nell’attuale via Garibaldi. Numerosi possedimenti terrieri sono alla base della ricchezza e del potere della famiglia. Nel 1978 gli eredi di Sofia Serristori donano al Comune di Imola l’archivio Tozzoni unitamente al palazzo, in cui ancora oggi è conservato.

 

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