Sabato 10 Dicembre 2016 | 09:48

A RISCHIO 260 POSTI

3Elle fumata nera, si ridiscute mercoledì

Ieri la conferma della messa in liquidazione della controllata Cti, altri 12 posti a rischio

 3Elle fumata nera, si ridiscute mercoledì

IMOLA. Nessuna buona notizia per ora sul destino dei circa 260 lavoratori della cooperativa 3elle di Imola. Il Tavolo di crisi, che si è riunito ieri in Provincia si è riaggiornato a mercoledì prossimo. Troppo distanti sono rimaste le posizioni di azienda e sindacati, troppi i nodi ancora da sciogliere sulle reali intenzioni della stessa azienda che proprio ieri ha confermato anche la volontà di liquidare la controllata Cti, specializzata in infissi in alluminio, con la perdita di altri 12 posti di lavoro che si aggiungono al computo già onerosissimo.

Mentre i lavoratori presidiavano l’ingresso di palazzo Malvezzi, dove si stava svolgendo l’incontro e dove annunciano che torneranno anche mercoledì prossimo, a Imola si consumavano le prime otto ore di sciopero che si moltiplicheranno fin da lunedì prossimo con altre 4, poi altre 4 martedì e tutta la giornata di nuovo di mercoledì. Questo almeno è sicuro, come confermava ieri al termine dell’incontro il responsabile della Fillea Cgil regionale Luigi Giove. «Incontro interlocutorio, situazione complessa, ma le parti con senso di responsabilità stanno lavorando nell’obiettivo comune di salvaguardia di un’importante realtà produttiva del territorio e di salvaguardia dell’occupazione - ha fatto sapere la stessa Provincia diramando una nota sull’esito dell’incontro, presieduto dal vice presidente della Provincia di Bologna Graziano Prantoni, alla presenza dell’assessore Mirco Cantelli del Comune di Imola, del presidente di 3elle Borghi, del presidente della Legacoop Imola Domenico Olivieri, presenti Cgil Cisl e Uil, presente anche il curatore fallimentare Andrea Ferri -. L’azienda ha confermato le finalità del recente verbale di intenti sottoscritto con la parti sociali ad inizio novembre. Visti i tempi stretti, si prevede un aggiornamento mercoledì 3 dicembre».

«Dobbiamo appunto capire quanto l’azienda sia disponibile a mantenere fermi i punti dell’accordo del 3 novembre scorso, con il quale ci si era impegnati a trovare una soluzione per tutti i lavoratori - sottolinea Giove -. Vorremmo sapere se è confermata l’intenzione di cedere un ramo d’azienda, nel caso con l’avvio di una procedura di mobilità per la quale avremmo già la disponibilità di un’ottantina di persone per uscire subito dall’azienda. In questo caso i tempi sono strettissimi, ovvero il 31 dicembre prossimo, perché dal primo gennaio cambiano le regole sulla mobilità stessa e ci sono diverse persone ultracinquantenni, circa 40, che vedrebbero messo a rischio anche il loro traghettamento verso la pensione». Resta poi il fatto che il numero complessivo dei posti a rischio è ben più alto e sfiora oggi le 260 unità. Se come era emerso dal confronto con l’azienda, quest’ultima garantirebbe il posto nella newco che vorrebbe cerare per al massimo 90 persone, è chiaro che il divario è ampio e preoccupante.

Ieri poi si è aggiunta la doccia gelata della Cti, azienda con meno di 15 dipendenti (e quindi tutti esposti ancora di più) controllata al cento per cento dalla stessa 3elle, che l’aveva prelevata tre anni fa, che ha deciso di metterla in liquidazione. E ancora una volta, in questa vertenza, il sindacato stesso è stato colto di sorpresa.

I dipendenti, che ieri si sono riuniti in assemblea. «Pur in presenza di una richiesta riguardo i suoi prodotti (infissi in alluminio, ndr), la Cti è stata messa in liquidazione - spiega il sindacato in una nota - evento che porta inevitabilmente alla chiusura salvo progetti diversi dei quali sia i lavoratori che la Fiom non sono finora stati informati». La richiesta emersa, dunque, è quella di un "incontro urgente al liquidatore e alla 3elle, per conoscere, se ne hanno, i loro progetti riguardo l’azienda stessa. «I lavoratori della Cti srl intendono anche denunciare il rischio concreto di perdere un’azienda che ha un prodotto richiesto dal mercato nonché 12 posti di lavoro altamente professionalizzati - sottolinea il sindacato -. L’incontro richiesto è tanto più urgente in considerazione della mancanza di ammortizzatori sociali da utilizzare nella crisi aziendale. La cassa integrazione ordinaria non è prevista inoltre, essendo un’impresa sotto i 15 dipendenti, non ha diritto né alla cassa integrazione straordinaria né alla mobilità; al contrario della 3elle che può utilizzarle entrambe».

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