Sabato 01 Ottobre 2016 | 01:49

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MULTE "SOSPETTE"

Photored, indagati sindaco ed ex giunta

Viene contestato l'affidamento diretto ad area blu, ma anche alcune caratteristiche tecniche che non sarebbero conformi alle normative

 Photored, indagati sindaco ed ex giunta

 

IMOLA. Stop alle foto ai semafori di Imola. Dozza e Castel San Pietro. La Guardia di finanza di Bologna ha sequestrato ieri tutti gli apparecchi di rilevazione, 37 postazioni nei tre Comuni, di cui 21 solo a Imola. Contestualmente è stato notificato a 15 persone, fra cui il sindaco, tutta la sua ex giunta meno un assessore, dirigenti comunali, due comandanti e un ispettore di polizia municipale un avviso di fine indagine per falso e abuso d’ufficio, che prelude a una richiesta di rinvio a giudizio, ma ciò non toglie che potrebbe sempre tutto concludersi con un’archiviazione come in casi analoghi è già successo.

L’indagine. A richiedere chiarezza era stata la Corte dei Conti sulla scorta di un dato che l’aveva preoccupata dall’alto numero dei ricorsi davanti al giudice di pace per sanzioni dovute ai rilievi del cosiddetto Photored, e dal fatto che il 50% di media veniva accolto. Da lì l’interessamento della Procura della Repubblica di Bologna che ha incaricato le Fiamme gialle. I ricorsi in questione in particolare sono riferiti agli anni 2009-2013.

Le contestazioni. In particolare, le contestazioni sono su più fronti. La prima riguarda l’accertamento delle violazioni, era effettuato mediante l’utilizzo di dispositivi non direttamente gestiti dai competenti organi di polizia municipale, bensì da una società di capitali a partecipazione pubblica ossia Area blu, secondo gli inquirenti non titolata a svolgere compiti di prevenzione e accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale. La Procura contesta che dopo la delibera con cui si assegnava alla società Area blu il servizio non si procedette anche al contratto di affidamento e relativo disciplinare. Area blu percepiva per la gestione dei Photored imolesi 200mila euro di contributo annuale più Iva e più un bonus calcolato in base alle contravvenzioni fatte. Poi c’è una questione più tecnica riferita proprio alle apparecchiature. I controlli svolti hanno permesso ai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Bologna di constatare che gli apparecchi non rispettavano le prescrizioni del decreto di omologazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, non riproducevano la documentazione fotografica prevista ovvero non fotografavano esattamente l’auto sulla linea di arresto poi al centro dell’intersezione, erano poi utilizzati senza la presenza di agenti accertatori e senza adeguata segnalazione per gli automobilisti. Nonché, sempre secondo le accuse mosse, con taratura non regolare della tempistica della luce gialla.

Gli indagati. Il provvedimento, richiesto dal pubblico ministero Antonio Gustapane della Procura della Repubblica di Bologna «è stato emesso dal Gip del Tribunale felsineo nella forma del sequestro preventivo al fine di evitare l’aggravamento o il protrarsi delle conseguenze dei reati contestati» spiega la Guardia di finanza rispetto ai sequestri delle apparecchiature. Contestualmente alle operazioni di sequestro, sono in corso anche le notifiche degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di quindici persone. Tutta la giunta precedente meno un assessore (Donatella Mungo che non risulta aver votato l’atto) che nel novembre 2008 affidò la gestione del servizio ad Area blu. Nell’elenco ci sono dunque il sindaco Daniele Manca, il vicesindaco Roberto Visani gli ex assessori Daniele Montroni, attuale deputato Pd, Valter Galavotti, Raffaella Salieri, Ivan Vigna, Luciano Mazzini, Monica Campagnoli, Andrea Bondi, ma anche Daniele Brighi ex comandante del Corpo unico di polizia municipale 5 Castelli, Giorgio Benvenuti, ex comandante della polizia municipale di Imola, Simonetta D'Amore, segretario generale del Comune, l’ispettrice di Pm Marina Morara, Giancarlo Manara, responsabile pro tempore del servizio Mobilità e Andrea Tommasoli mobility manager. Tutti sono indagati, a vario titolo e con ruoli e responsabilità differenti, per i reati di abuso d’ufficio e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

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