Martedì 27 Settembre 2016 | 19:13

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Crac Cesi, il liquidatore d'accordo: subito la cassa straordinaria

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Crac Cesi, il liquidatore d'accordo: subito la cassa straordinaria

IMOLA. Cassa integrazione per tutti (ordinaria o straordinaria sarà da valutare), esercizio provvisorio per mandare avanti i cantieri aperti e far entrare qualche soldo in cassa. Ma tutelare anche chi ha comprato casa versando una caparra ma ancora non ha rogitato.

Ecco i tre obiettivi da centrare per uscire contenendo per quanto è possibile i danni dal crac della Cesi. Tutti d’accordo, amministrazione comunale e sindacati che ieri mattina hanno incontrato il liquidatore Antonio Gaiani prima che mettesse piede per la prima volta negli uffici della storica coop imolese per iniziare a studiare le carte e toccare con mano quanto sia grave la situazione.

«La priorità è assicurare un sostegno al reddito immediato per i lavoratori, attraverso la cassa integrazione straordinaria della durata di un anno», dicono i segretari di Cgil, Cisl e Uil, Paolo Stefani, Danilo Francesconi e Giuseppe Rago e i rispettivi rappresentanti di categoria (Sonia Bracone Fillea-Cgil, Francesca Cocco Filca-Cisl e Riccardo Galasso Feneal-Uil) in una nota congiunta dopo l’incontro avvenuto ieri pomeriggio con il sindaco Daniele Manca.

La richiesta di cassa straordinaria al ministero dovrebbe partire mercoledì prossimo per tutti i 403 dipendenti della coop. Di questi solo una quarantina, essendo il corpo aziendale piuttosto giovane, dovrebbero riuscire a traghettare verso la pensione anticipata.

«Domani (oggi, ndr) tornerò in azienda - spiega il liquidatore Antonio Gaiani: devo analizzare i dati cantiere per cantiere per capire se è attuabile la legittima richiesta di esercizio provvisorio avanzata dalle organizzazioni sindacali e dagli stessi dipendenti. Un altro aspetto che andrà valutato è il fronte di chi ha versato caparre e ancora non ha rogitato l’acquisto di immobili in costruzione da parte della Cesi. Ancora non so quanti siano. Vedremo di trovare una soluzione».

Quel che temono tutti, oltre al fatto che in 400 siano a un passo dal baratro con un decreto di liquidazione coatta già firmato, è anche l’effetto domino che rischia di scatenarsi. «Molti degli oltre mille creditori - commenta il segretario della Uil Giuseppe Rago - sono piccoli e medi artigiani del territorio. Se i debiti dell’azienda non saranno liquidati anche loro, seppur esposti con fatture di qualche decina di migliaia di euro, rischiano di saltare».

Il sindaco Daniele Manca chiede tempi rapidi e soluzioni «per garantire reddito ai lavoratori». Ma guarda anche avanti caldeggiando «l’operazione consortile regionale per costruire un grande polo delle costruzioni dentro il quale trovi posto la nuova Cesi». «Dipende molto dalla nostra capacitò di mobilitare risorse e dal sistema cooperativo - commenta il sindaco -. Io penso che il Paese riprenderà partendo da processi di rigenerazione e questo darà nuove possibilità al settore. E dico anche basta ai gufi che pensano sia arrivata la fine del sistema cooperativo. Io voglio dare un messaggio di speranza: lavoriamo per il futuro, il passato al massimo lo giudicheranno i soci dell’azienda o le aule dei tribunali».

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