Giovedì 08 Dicembre 2016 | 23:07

UN'INSOLITA DOMENICA AL PIRATELLO

Volantinaggio dopo l'omelia omofoba

Ieri la manifestazione della Brigata 36. Vestiti da medici distribuiscono pillole anti omofobia

Volantinaggio dopo l'omelia omofoba

IMOLA. Fossimo nei frati francescani del Piratello non attiveremmo la segreteria telefonica. Non si sa mai: oggi potrebbe chiamare Papa Francesco. Quant’è lontana Roma. Nel giorno in cui il Santo Padre rilancia il dialogo sull’omosessualità, a Imola si offre la pillola contro l’omofobia. Una goliardata servita ieri mattina all’ingresso della chiesa del Piratello dal gruppo che ha distribuito volantini di protesta dopo l’omelia pronunciata nei giorni scorsi da padre Luigi Ceresoli. Una domenica fuori dagli schemi ordinati che si ripetono al santuario. Una ventina di manifestanti, i fedeli diretti a messa, gli agenti della Digos in borghese a controllare e alcuni sostenitori della Lega Nord arrivati in processione per dire l’esatto contrario dei manifestanti e «difendere la famiglia tradizionale».

Il fatto. La vicenda è quella segnalata una settimana fa da alcuni parrocchiani usciti dalla messa celebrata da padre Luigi Cerasoli. Che, pronunciando l’omelia nella giornata della famiglia, aveva fatto riferimento piuttosto esplicito ai gay rammentando come l’omosessualità fosse stata un tempo ritenuta dall’Organizzazione mondiale della sanità una patologia mentale. Parole nelle quali alcuni fedeli hanno colto aspetti omofobi e, una volta fuori dal santuario, hanno raccontato la cosa.

La manifestazione. Così ieri ecco servita la protesta. Gli organizzatori: i ragazzi della Brigata 36. Con loro, ma senza simboli e bandiere anche Rifondazione comunista e l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti. L’omosessualità è una malattia? Bene, ci vestiamo da medici e diamo la “cura”. Qualcuno l’ha fatto. «I ragazzi hanno distribuito simbolicamente pillole antiomofobia - racconta Bettini -. E’ stata una manifestazione civile. Sono stati distribuiti volantini, abbiamo avvicinato i fedeli che entravano in chiesa. Qualcuno ha parlato con noi, altri no. Tutto molto tranquillo. Ci tenevamo a ribadire il fatto che i gay non sono una minoranza da curare, tutto qui. Proprio mentre il Papa dà segnali di apertura sull’argomento. Insomma, prima di esternare dal pulpito sarebbe meglio sentire cosa ne pensa il “principale”».

«Eh sì perché ci sono parrocchiani che sono d’accordo con noi», dice Andrea Bonzi della Brigata 36, uno di quelli che sulla manifestazione ha messo la firma. I leghisti invece difendono padre Luigi. «Purtroppo le parole del parroco sono state del tutto strumentalizzate - dice il segretario imolese Daniele Marchetti -. Ci siamo limitati ad esporre alcuni manifesti con su scritto pochi concetti ma estremamente chiari. Sì alla libertà di parola e sì alla famiglia naturale: questo è ciò che il nostro movimento pensa ed è per questo che ci batteremo».

«In vacanza». In chiesa ieri c’erano anche l’ex presidente di Ami e poi Hera, Tiziano Campagnoli, un passato tutto Dc, e l’ex assessore e ora consigliere comunale del Pd Gabriele Zaniboni. Ma sull’altare, a dire messa, invece non è salito padre Luigi. «Ha pensato che fosse meglio andare in vacanza - dice al telefono, dal Piratello, Padre Carlo -. Doveva prendersi qualche giorno di riposo e gli è stato consigliato di farlo ora».

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