Martedì 27 Settembre 2016 | 17:31

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PALAZZO "DELLA VOLPE"

Scoperti affreschi di fine Quattrocento

Una volta e sette lunette che celebrano la famiglia Riario-Sforza. I lavori di ristrutturazione di un negozio in via Orsini portano alla luce antichi dipinti

Scoperti affreschi di fine Quattrocento

La restauratrice Loredana Di Marzio (Foto MAURO MONTI)

IMOLA. Un piccolo angolo della fine del 1400 in pieno centro storico a Imola. A portare alla luce una volta e sette lunette con decorazioni ad affresco e a secco che celebrano la famiglia Riario-Sforza sono stati i lavori di ristrutturazione dell’ex negozio di abbigliamento “ospitato” nel complesso del palazzo “Della Volpe”, in via Orsini, al numero 5.
«Un locale che faceva parte, assieme ai due di fianco, di quello che si potrebbe definire come il solo vero appartamento dell’intero complesso, che aveva un proprio ingresso che si affacciava sul portico interno del palazzo», spiega la restauratrice Loredana di Marzio. «E il fatto che sia decorato ci fa immaginare che si trattasse della residenza di un personaggio importante».
Cominciando la “visita” dal soffitto, «la parte centrale della decorazione, con lo stemma della famiglia Riario-Sforza e la ghirlanda con le corone e gli angioletti, è ad affresco. Il resto, invece, è a secco». Ed è proprio lo stemma che offre la possibilità di una datazione delle decorazioni: «Alcune macchie di colore formano lo stemma della famiglia Della Volpe, che ha acquistato il palazzo da Ottaviano Riario nel 1518. La prassi voleva che, dopo avere comprato un palazzo, il nuovo proprietario cancellasse le insegne di quello precedente, per sostituirle con le proprie. Un elemento che ci permette di datare le decorazioni a prima del 1518».
Scendendo alle lunette, «le immagini e le scritte in latino parlano di felci e di palme, e si legano al motto della famiglia Riario-Sforza». Sempre a questa altezza, «la rimozione del controsoffitto ha consentito di scoprire un capitello con un disegno simile a quello di uno dei capitelli delle colonne del cortile interno del palazzo. Questa cosa ci fa pensare che possa essere originale».
Delle felci «sono rimaste alcune tracce anche in qualche unghia. Dove non erano evidenti, però, abbiamo preso la decisione di non integrare niente, perchè si sarebbe trattato di una aggiunta eccessiva. Abbiamo integrato esclusivamente i nastri con i ciuffi di mirto, perchè davano completezza all’andamento architettonico».
Qual è stato il destino delle decorazioni? «Ipoteticamente negli anni Cinquanta, era stato costruito un controsoffitto, per poter ricavare un mezzanino. Quando hanno preso il via i lavori di ristrutturazione, la Soprintendenza ha valutato che il controsoffitto non potesse rimanere e ha chiesto di effettuare dei sondaggi per verificare se fossero presenti o meno delle decorazioni. Nel momento della scoperta, i proprietari si sono presi l’impegno di restaurarle».
La partenza non è stata delle più semplici: «C’erano perlomeno quattro strati di tinta che coprivano le decorazioni. E probabilmente un ulteriore strato su cui era stata dipinta un’altra decorazione ancora». Con grande pazienza, si è proceduto con «il descialbo della volta e delle lunette, il fissaggio della pellicola pittorica e l’integrazione ad acquerello, salvo a calce in qualche grande lacuna».

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