Domenica 11 Dicembre 2016 | 06:59

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DIPLOMA HONORIS CAUSA

Il "musicista" Piero Angela: «Sono davvero sorpreso»

Il noto giornalista ieri è stato a Imola per la prima volta, nelle vesti di pianista

 Il "musicista" Piero Angela: «Sono davvero sorpreso»

IMOLA. «Ricevo questo diploma in maniera completamente inaspettata. Sono assolutamente sorpreso. Ascolterò con grande attenzione le motivazioni». Si lascia andare a un sorriso Piero Angela, commentando il diploma honoris causa in pianoforte che l’accademia pianistica “Incontri con il maestro” di Imola ha deciso di conferirgli, qualche ora prima della cerimonia di consegna al teatro “Ebe Stignani” di ieri sera, nel corso di un incontro con i giornalisti. «Lo interpreto come un invito a guardare alle persone che, come me, hanno amato la musica al di là della propria professione. Chi fa musica a livello amatoriale o semi-professionale è da ammirare, perché diplomarsi in pianoforte significa portare via molto tempo ad altre cose».

E pensando alla performance jazzistica per piano solo che di lì a poco lo vedrà protagonista subito dopo avere ricevuto il diploma dal maestro Franco Scala, scherza: «Non saprò mai se sarò promosso o bocciato, perché mi consegnano il diploma prima. Mi auguro che non me lo ritirino». Per la cronaca, il pubblico gli riserverà un applauso lungo e caloroso.

Per Angela «è la prima volta a Imola», e ne parla come di «una grande città, una cosa di cui non ci si rende conto quando si parla delle città che non sono capoluoghi di provincia. E con un centro storico molto bello». In merito all’accademia, «sapevo che esisteva, però non avevo mai avuto l’occasione di incrociarla». E riserva complimenti anche al teatro.

Svela la propria passione per «George Gershwin, Cole Porter e Jerome Kern, anche se non esiste un figlio preferito, o almeno non lo si può confessare!». Ripercorre «l’incontro con Lucio Dalla, da Renzo Arbore. Poi è venuto ospite nella nostra trasmissione, per raccontare come si compone una canzone».

Ma l’incontro di cui tutti aspettano di conoscere i "retroscena" è quello con gli Swigle Singers, ora The Swingles, gli interpreti della versione dell’Aria sulla quarta corda di Johann Sebastian Bach che è diventata la sigla e il "biglietto da visita" delle sue trasmissioni in televisione: «Ero a Bruxelles, negli anni fra il 1964 e il 1968, e una sera sono andato a un loro concerto. Sono rimasto molto colpito, e all’uscita ho acquistato qualcuno dei loro dischi. Le loro esecuzioni (a cappella, ndr) mi sono piaciute tantissimo. Stavo lavorando a una serie di quattro documentari dal titolo Il futuro nello spazio, in occasione della missione Apollo, e ho pensato che l’Aria sulla quarta corda fosse la colonna sonora più adatta. Unisce due elementi che ho sempre amato: Johann Sebastian Bach, il mio autore preferito, e il jazz. L’ho utilizzata anche per altri documentari, è diventata un marchio. Il signor Ward Swingle continuava a ricevere diritti d’autore dall’Italia. Non sono mai riuscito a incontrarlo». Guardando al futuro, «magari potrei suonare! Ho ancora molto tempo a disposizione. Sono estremamente autocritico, però potrei pubblicare un album».

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