Sabato 01 Ottobre 2016 | 06:54

DOMANI CONVEGNO

Nuove norme, rischio "scippo" per Sangiovese e Barbera

Potrebbero essere prodotti in qualsiasi territorio europeo

Nuove norme, rischio "scippo" per Sangiovese e Barbera

IMOLA. Ci sono almeno due vini del comprensorio imolese tra le denominazioni che rischiano di essere “scippati” all’Italia se la Commissione europea consentirà anche ai vini stranieri di riportare in etichetta nomi di vitigni come Sangiovese, Barbera, Lambrusco, Nebbiolo, tanto per citarne alcuni. L’allarme è di Coldiretti Bologna in riferimento all’avvio della revisione delle norme che disciplinano l’etichettatura dei vini previste dal regolamento Ce numero 608 del 2009.

Anche se il commissario europeo all’Agricoltura Phil Hogan, dopo l’allarme lanciato da Coldiretti, ha rassicurato a voce il ministro italiano all’Agricoltura, Maurizio Martina, che questo non avverrà, la proposta di revisione del regolamento, nero su bianco e non solo a parole - commenta Coldiretti Bologna - ipotizza di liberalizzare l’uso nell’etichettatura di tutti i vini con nomi di varietà che oggi sono riservati dalle attuali norme comunitarie a specifici territori e Paesi. In pratica potrebbero essere usate a livello internazionale denominazioni senza riferimenti geografici ma con il solo nome del vitigno.

Per i vini del comprensorio imolese - sottolinea Coldiretti Bologna - ci sono almeno il Sangiovese e la Barbera, che potrebbero essere prodotti in qualsiasi territorio dei nostri competitors europei e arrivare sulle nostre tavole etichettati con il nome del vitigno.

«La forza del nostro vino - spiega il presidente di Coldiretti Bologna, Antonio Ferro - sta nella capacità di promuovere e tutelare le distintività territoriali. Se la Commissione Ue percorre la strada di un utilizzo generico del nome del vitigno, finiremo in una pericolosa banalizzazione di alcune tra le più note denominazioni nazionali che si sono affermate sui mercati italiani ed esteri grazie al lavoro e all’impegno dei nostri viticoltori».

Secondo Coldiretti Bologna la decisione dell’Unione europea potrebbe essere un duro colpo per la vitivinicoltura imolese che già negli ultimi 5 anni ha visto il numero della aziende passare da 1.424 a 1.140 (- 20 per cento), con un calo per fortuna più contenuto degli ettari coltivati a vite, passati da 4.487 a 3.949 (- 12 per cento). La viticoltura - sottolinea Coldiretti Bologna - è un settore importante per il comprensorio imolese visto che il solo lavoro in vigna muove oltre 450mila giornate di lavoro all’anno.

Un fattore di rilancio della vitivinicoltura secondo Coldiretti Bologna può essere la nuova Ocm (organizzazione comune di mercato) del settore vitivinicolo. Dall’inizio di quest’anno - ricorda Coldiretti - sarà più semplice e meno costoso impiantare un vigneto. I produttori di vino infatti non dovranno più acquistare i diritti di reimpianto da altri produttori, ma potranno richiedere una autorizzazione (gratuita) per un nuovo impianto tramite il Sian (Sistema informativo agricolo nazionale).

Della nuova Ocm si parlerà domani alle 16 in un convegno che si svolgerà nell’aula magna dell’istituto tecnico agrario Scarabelli, in via Ascari 15 a Imola. All’incontro interverranno il presidente e il direttore di Coldiretti Bologna, Antonio Ferro e Marco Allaria Olivieri, il preside dello Scarabelli, Gian Maria Ghetti, il responsabile vitivinicolo nazionale di Coldiretti, Domenico Bosco, la responsabile del vitivinicolo di Coldiretti Bologna, Maria Luisa Bacchilega.

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