Sabato 10 Dicembre 2016 | 06:00

IL LUTTO

E' morto Massimo, l'amico imolese di Senna

Il pilota gli inviò la sua voce registrata per farlo risvegliare dal coma. Lo andò a trovare anche prima di morire

E' morto Massimo, l'amico imolese di Senna

Massimo insieme a Barrichello

IMOLA. E’ morto l’uomo che si risvegliò dal coma ascoltando la voce di Ayrton Senna. Massimo Bulzamini (Massimo Galassi era stato il suo nome fino a qualche anno fa quando decise di cambiare cognome prendendo quello della madre) si è spento lunedì sera intorno alle 21, nella sua stanza al 3° piano dell’ospedale Santa Maria della Scaletta per una complicanza infettiva «sopraggiunta a seguito di condizioni generali già molto compromesse» dice l’Ausl. Massimo se n’è andato a 25 anni quasi esatti dal giorno, il 4 marzo 1990, in cui un tragico incidente in moto proprio davanti all’ospedale gli aveva fatto perdere l’uso di tutti gli arti e costretto alla ventilazione artificiale. Aveva 18 anni. In questi 25 anni l’ospedale di Imola è stato la sua casa. Prima in Rianimazione, dove è rimasto fino al 2008, poi è stato trasferito in una camera riservata e personalizzata al reparto di Lungodegenza del terzo piano. «Una persona speciale che non si è mai arresa ed ha partecipato attivamente alla vita della comunità dall’ospedale, anche grazie ai tanti amici che lo hanno sempre attorniato, alcuni dei quali famosi come Ayrton Senna, Ezio Zermiani, Giorgio Serra “Matitaccia” e altri rappresentanti di quel mondo dei motori che Massimo tanto amava. La vita di Massimo Bulzamini si è intrecciata con quella di tanti operatori sanitari che, oltre ad averlo assistito, gli hanno voluto bene. Tutti gli operatori dell’Azienda Usl di Imola vogliono quindi esprimere pubblicamente il proprio cordoglio e dolore per questa grave perdita» ricordano all’ospedale. Quando possibile a Massimo piaceva essere accompagnato alle manifestazioni e agli eventi della città e in particolare all’autodromo, grazie alla carrozzina attrezzata di respiratore che aveva tanto voluto, seguendo l’esempio di Cristopher Reeve, l’attore che aveva impersonato Superman e che a causa di un incidente aveva riportato lesioni e conseguenze molto simili a quelle di Massimo. L’anno scorso il primo maggio era stato in autodromo in occasione del ricordo dei vent’anni dalla morte di Ayrton Senna. In quell’occasione il Corriere lo aveva intervistato, grazie all’aiuto dell’operatrice che interpretava grazie a una tecnica particolare e alle attrezzature a cui era collegato, i suoi sguardi e i movimenti delle sue labbra. Ricordò di quando Ayrton Senna gli inviò una cassetta con la propria voce registrata per incitarlo a riprendersi. «La cassetta mi arrivò che mi ero appena svegliato dal coma - aveva raccontato Massimo Bulzamini ridimensionando lui stesso un po’ la “leggenda” -. L’ho ascoltata moltissime volte, mi diceva di svegliarmi, di andare avanti per poter tornare a vedere le corse dal vivo». Quella cassetta negli anni è andata perduta, spiegò Massimo, ma ben più chiaro per lui era il ricordo di quando Senna in persona lo andò a trovare. «Era il 1992, ero nel reparto di Rianimazione e c’era una tv che non poteva essere attaccata alle spine per sicurezza e così la alimentavano con una batteria da motoscafo. A quella tv guardavo una partita della Juve, arrivò la dottoressa e la spense. Ci rimasi male, poi dopo pochi secondi si affacciò Ayrton Senna alla porta della mia stanza. Mi parlò di lui, di cosa faceva, di come aveva cominciato con i kart proprio in Italia. Ero emozionato e contento allo stesso tempo». Conserva una foto di se stesso con Ayrton quel giorno, ma non la voleva rendere pubblica, «vorrei che rimanesse mia», diceva. Poi Senna tornò a trovarlo proprio l’anno che a Imola morì, nel 1994, venti giorni prima della gara quando era in città per i test, ricordava sempre Massimo. «Quel giorno guardavo la gara in tv, ho visto l’incidente. Poi ho sentito l’elicottero passare sopra l’ospedale. L’unica cosa che potevo fare era dire una preghiera». (l.g.)

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