logo_extra Extra è il magazine estivo del Corriere Romagna dal 1994

L'intervista a Cassani

Pedala: sei in Romagna

Dodici Giri d’Italia, 9 Tour de France e ora portabandiera di un nuovo segmento turistico, il Bike. Il ciclista romagnolo Davide Cassani, oggi a capo dell’Apt, ci rivela i migliori itinerari su ruote

di NICOLA STRAZZACAPA

Pedala: si Romagna

Nato il 1° gennaio 1961 a Faenza, Davide Cassani vanta sedici stagioni da ciclista professionista fra il 1982 e il 1996, con due vittorie al Giro d’Italia e una serie di successi e ottime performance nelle classiche di linea. Ventisette le sue vittorie (fra cui due Giri dell’Emilia), più di 800mila i chilometri nelle gambe, oltre 1500 corse tra cui 12 Giri d’Italia, 9 Tour de France (dove ha indossato la maglia a pois) e nove partecipazioni ai campionati del mondo.

Una volta appesa la bicicletta al chiodo, è diventato dirigente sportivo e commentatore televisivo, accompagnando con la sua voce sul piccolo schermo le gesta dei successori sulle strade del Belpaese e delle gare internazionali. Poi, dopo aver interpretato e raccontato per i telespettatori diversi campionati del mondo, nel gennaio 2014 è stato nominato CT della Nazionale italiana maschile, élite del ciclismo.

Romagnolo purosangue, ama e percorre spesso le strade della nostra regione, sorta di precorritrice e portabandiera di un nuovo segmento turistico, il Bike. Dal maggio scorso si trova a tirare il gruppo dell’Apt Emilia-Romagna di cui è stato nominato presidente, ed è certo la figura migliore per guidare i lettori e i visitatori italiani e stranieri che scelgono il nostro territorio in itinerari tutti da gustare sui pedali.

Cassani, l’Emilia-Romagna ha scoperto forse per prima le potenzialità dei percorsi ciclistici quali strumenti turistici anche grazie al richiamo di Marco Pantani: il cippo di Carpegna e i suoi tragitti di allenamento sono ancora oggi animati da tanti fan con l’inossidabile bandana. A 20 anni esatti dalla magica accoppiata Giro-Tour, quanto conta ancora l’effetto Pirata?

«Pantani ha sicuramente influito, ma ritengo che la passione per la bicicletta sia radicata in noi. Anzi, direi la passione per le due ruote visto che siamo anche la Terra de’ Mutòr. Lo dimostra il fatto che qui è nata una Gran Fondo che ha fatto e sta facendo storia come la Nove Colli: stiamo quindi cercando di mettere a profitto una nostra passione, perché il territorio e le strutture ce lo consentono».

Altro indubbio propulsore è appunto la Nove Colli: qual è l’effetto promozionale di questa popolarissima gara?

«Dalla Nove Colli sono nate altre Gran Fondo che sono e stanno diventando importanti, quali ad esempio la Gran Fondo del Sale o quella degli Squali: sono eventi che supportano una predisposizione al turismo sportivo e in questo caso ciclistico. Non a caso, siamo stati i primi a proporre i bike hotel».

Qual è la sua “uscita” preferita quando può ancora regalarsi un giretto in bici, e quali consiglierebbe nelle varie province a qualche amico che viene da lontano? Può regalarci una sorta di mappa della Romagna da… pedalare?

«Abito a Faenza e il mio giro preferito è Brisighella, Marradi, Carnevale, Palazzuolo con ritorno poi poi da Casola Valsenio. Quando sono invece a Cervia, Bertinoro non manca mai. Infine, da Rimini e Riccione mi piace fare San Leo e la Perticara, ma andare anche al Cippo della Carpegna che ha un significato doppio e fa venire sempre in mente la frase di Pantani “Il Carpegna mi basta”».

Perché farsi una vacanza in bicicletta?

«Perché la bici ti permette di vedere il mondo da una posizione privilegiata, perché vivi il territorio respirandolo e sentendo anche i profumi, perché ti porta su strade che in macchina non faresti mai e ti permette di essere veloce, ma neanche troppo, per godersi scenari splendidi. E in più è aggregante, si può fare in gruppo, con il più lento che sta a ruota o viene atteso in cima. Infine, perché in bici si può andare fino a 80 anni o anche più e con lei si cura la salute, si vedono posti belli e si possono cercare ristorantini fuori porta».

Da presidente Apt, cosa ci manca (se manca qualcosa) per far esplodere definitivamente questo segmento? La ricettività è adeguata al fascino naturalistico o rispetto a certe nazioni dobbiamo crescere con strutture adatte?

«Non posso che condividere quanto fatto fino a ora, perché siamo stati i primi a proporre un certo prodotto e i risultati si vedono. Direi che non ci manca niente, bisogna solo proseguire su questa linea cercando di curare i dettagli: il primo è una miglior manutenzione delle strade e per fortuna la Regione ci sta dando una mano con dei fondi ad hoc. È un aspetto fondamentale».

Avete cifre sul movimento cicloturistico e sull’indotto per il territorio?

«“Sono arrivato da poco e con il direttore ci stiamo confrontando: di certo, l’impegno c’è e bisogna ottimizzare le varie sinergie per portare la gente qui. Cercheremo di mettere fondi dove c’è un corrispettivo: lo sport e in questo caso la bicicletta lo sono, e continueremo con decisione a farvi azioni mirate».

Un’ultima curiosità: perché non abbiamo da qualche tempo ciclisti vincenti della nostra terra? Quando rivedremo un Marco Pantani o un Davide Cassani?

«Purtroppo le squadre che avevamo qualche anno fa non ci sono più e dobbiamo lavorare anche su questo: dare la possibilità ai giovani di avere strutture adeguate che li facciano crescere, sopperendo alla mancanza di una squadra dilettantistica di livello visto che a oggi abbiamo solo quelle Giovanissimi, Allievi e Juniores».

Corriere Romagna (©) - 2018 P.Iva 00357860402
logo w3c