Lunedì 05 Dicembre 2016 | 03:25

Duemila anni di grande bellezza Quello di Rimini è uno dei ponti romani più belli e meglio conservati Lo hanno celebrato tanti artisti fra cui Amati, Campana, Pasquini e Della Bartola

Duemila anni di grande bellezza Quello di Rimini è uno dei ponti romani più belli e meglio conservati Lo hanno celebrato tanti artisti fra cui Amati, Campana, Pasquini e Della Bartola
Quest'anno cade il bimillenario della morte di Augusto avvenuta a Nola il 19 agosto del 14. Nello stesso anno iniziano, per suo volere, i lavori per la costruzione del ponte romano di Rimini. Esattamente a un mese dalla sua morte, gli succede...

Quest’anno cade il bimillenario della morte di Augusto avvenuta a Nola il 19 agosto del 14. Nello stesso anno iniziano, per suo volere, i lavori per la costruzione del ponte romano di Rimini.

Esattamente a un mese dalla sua morte, gli succede Tiberio che mantiene il cantiere e completa l’opera nel 21. Ponte quindi di Augusto e Tiberio, ma avendo fatto il grosso del lavoro, quest’ultimo ne diventa il titolare. Si tratta di uno dei ponti romani più belli e meglio conservati. Collocato al vertice delle due grandi vie consolari, l’Emilia e la Popilia che arrivano rispettivamente a Piacenza e ad Aquileia, poggia su 5 solide arcate che si allargano progressivamente verso quella centrale ed è interamente costruito in pietra d’Istria.

Ferruccio Farina nel suo elegante volume Uno sguardo sul ponte (Ramberti Arti Grafiche, Rimini 1997) ne traccia la storia degli ultimi quattro secoli attraverso le numerose incisioni che immortalano questo “campione di architettura”, molte delle quali di autorevoli artisti come Andrea Palladio, Giovan Battista Piranesi, Francesco e Bernardo Rosaspina, Francesco Franceschini, Giuseppe Barberis, il francese Dominique Montagu, gli inglesi Joseph Farington, Sir Edwin Landseer, il pluricopiato Simon Prout e Gordon Home. Anche i pittori riminesi del ’900 subiscono il fascino del Ponte di Tiberio che diventa spesso il soggetto dei loro quadri.

Fra questi Primo Amati (Rimini 1894 - Viserba 1944) un autodidatta di grande pregio che si forma osservando i pittori locali del suo tempo come Mariano Mancini, Francesco Brici ed Emo Curugnani. Il suo “ponte”, pubblicato sul calendario della Cassa di Risparmio di Rimini del 1974, eseguito fra il ’30 e il ’40, risalta per la spontaneità e la vivacità coloristica che caratterizzano tutta la produzione di questo autore. Ben diverso è il cromatismo controllato e preciso applicato su un disegno impeccabile che impiega Renato Campana (Rimini 1908 -1999) per affrontare lo stesso tema, sempre in quegli anni. Campana apprende la tecnica pittorica dal concittadino Gino Ravaioli condividendone tematiche e soggetti. Con la maturità la sua pittura progressivamente si discosta da quella del maestro, rivelandosi più chiara e distesa, con il colore usato con maggior parsimonia e inesorabilmente proiettata su un rigoroso realismo. Riprendendo le parole di Michela Cesarini dal catalogo della mostra dedicata a Luigi Pasquini (Rimini 1897–1977) nel 2004 (Garattoni Editore, Rimini, 2004), «Non c’è angolo di Rimini che non sia stato trattato dal Pasquini…» e fra questi non può mancare quel ponte che l’esuberante artista borghigiano percorre fin dall’infanzia. L’acquerello che esegue nel 1973, a settantasei anni, mantiene la freschezza di stile del Pasquini che esalta luminosità e colore, senza cadere, in questo caso, nella “fotografica” pedanteria veristica che caratterizza le sue opere più giovanili. In occasione della Festa del Borgo del 1982, il Comitato Organizzatore pubblica una serie di dieci cartoline che riproducono altrettanti angoli e scorci del Borgo San Giuliano eseguiti da Alfredo Scarponi (Rimini 1903–Ravenna 1979) più conosciuto come Alfredo Di Romagna. Il pittore lascia Rimini alla fine degli anni Venti per andare a “lavorare” a Milano dove riscuote credito e considerazione affermandosi come pittore di paesaggi, ritratti ma principalmente per le sue “animate” vedute di Milano. Nel 1958 si sposa e ritorna in Romagna, a Ravenna, la città della moglie, continuando a mantenere stretti rapporti con la città natale. Il vero soggetto di questa tavoletta è il Borgo espresso in un ampia panoramica con il ponte che ne diventa un’ appendice. Il taglio dell’inquadratura, la pennellata rapida e corposa, tipiche della sua tecnica, realizzano un’immagine piacevole e di grande vivacità. Ma è Armido Della Bartola (San Mauro Pascoli 1919–Rimini 2011) l’artista più attratto dal “ponte”. Nella sua lunga carriera lo disegna e lo dipinge più volte inquadrandolo da tanti punti di osservazione. Nel quadro del 1990, la sua pittura dura, densa, fortemente contrastata e intensamente colorata ha il pregio di far risaltare il biancore marmoreo della pietra d’Istria sullo scenario di fondo, dando alla struttura un alone di visione magica e surreale. Tanti altri sono i validi artisti del secolo scorso che hanno celebrato nelle loro tele il ponte romano riminese, fra questi vanno assolutamente ricordati Isidoro Barilari (Doro da Rimini), Silvio Bicchi, Demos Bonini, Emo Curugnani, Edoardo Pazzini, Guido Ricciotti e Mario Valentini. (s.s.)

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