IMOLA

«Il Con.Ami non si può gestire con la logica delle quote»

I sindaci dei 22 comuni soci del Consorzio replicano alla prima cittadina imolese. «Il rispetto delle norme quasi offensivo»

di LUCA BALDUZZI

19/08/2018 - 07:20

La sfida di “Imola futuro”: «Unire il meglio del civismo locale»

IMOLA. Il Con.Ami «non può essere governato sulla base di logiche dominanti fondate sul mero peso delle quote di partecipazione». Non si fa attendere la risposta dei ventidue primi cittadini degli altri comuni soci del consorzio alla lettera della sindaca di Imola Manuela Sangiorgi.

«Quanto al suo caloroso invito a operare con prudenza e nel pieno rispetto della legge, se non lo considerassimo pleonastico (e quindi superfluo), dovremmo ritenerci offesi», aggiungono i nove primi cittadini del circondario, i dieci della provincia di Ravenna e i tre della Toscana, in una lettera congiunta, «perché potrebbe lasciar intendere che le nostre Amministrazioni (e noi stessi) abbiamo operato in passato o potremmo operare in futuro senza il dovuto rispetto di tali canoni di condotta».

L’assemblea del 3 agosto

La replica alla Sangiorgi prende le mosse dall’assemblea del 3 agosto: «L’impossibilità di giungere a valutazioni e decisioni di merito è dipesa unicamente dalle modalità di convocazione della stessa», continuano i ventidue sindaci. «Si è trattato di modalità inusuali nella storia dell’ente, non rispettose delle procedure e dei vincoli normativi e statutari, per di più con una convocazione pervenuta appena quattro giorni prima della data fissata per l’assemblea».

Inoltre, «gli argomenti posti all’ordine del giorno, concernenti aspetti riguardanti atti di straordinaria amministrazione, richiedevano – tutti quanti – la giusta conoscenza, preventiva rispetto alla discussione assembleare», prosegue il gruppo. «Non è stata dunque consentita una partecipazione informata e consapevole dei soci, tanto più che nessun documento preliminare era stato preventivamente depositato, nonostante l’ordine del giorno indicasse la previsione di adottare "delibere conseguenti"».

Poi l’affondo: «Questa modalità di gestire l’attività dell’organo assembleare è del tutto impropria ed estranea alla storia delle relazioni istituzionali fra i nostri enti e di quelle all’interno dello stesso consorzio», concludono i ventidue primi cittadini. «In tutti questi anni, le decisioni assembleari sono state assunte a seguito di ampio confronto e condivisione, precedute dai necessari approfondimenti giuridici».

Fiducia

Confronto compromesso? Ancora no: «Confermiamo piena disponibilità ad aprire un confronto sui temi prospettati», precisano i ventidue sindaci. A condizione, però, che «le relazioni fra i nostri enti continuino a essere fondate sulla reciproca fiducia, nel comune obiettivo di rappresentare gli interessi dei nostri cittadini».

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